La scherma in Italia

Da Scrimipedia.
Per la presente voce sono disponibili solamente le informazioni estratte dalla Bibliografia Generale della Scherma del Cav. Jacopo Gelli.
Convenzionalmente, in mancanza di informazioni più approfondite, il testo del Gelli è considerato come la base contenutistica di Scrimipedia.

Indice

Citazioni

Jacopo Gelli

Testo di riferimento: Bibliografia Generale della Scherma del Cav. Jacopo Gelli. Firenze. Tipografia Editrice di L. Niccolai. 1890.

La contaminazione francese nella fase post-Napoleonica

L'acume con il quale Blasco Florio, non curante del vero, creò glorie effimere tra i partigiani della scuola di scherma, alla quale apparteneva, per abbattere gli avversarii, rende ardua e ad un tempo delicata la cosa, narrare le peripezie della scherma italiana degli ultimi cinquant'anni del nostro secolo.


Durante l'epopea napoleonica, la scherma italiana si era francesizzata a tal punto da perdere qualsiasi carattere di italianità. A nulla aveva valso il trattato audace e profondo di Rosaroll e Grisetti, che riportando la scherma italiana alle antiche e gloriose tradizioni della vecchia scuola bolognese, tentava sottrarla al gallicismo. L'opera dei due valenti ufficiali dell'esercito subalpino imponeva un troppo assoluto ritorno all'antico, e pretendendo cose assurde, in un'epoca ricercatrice di novità, comprometteva la riuscita dell'intento.
Più fortunato a forse più perspicace fu il Marchionni, valente ufficiale, esso pure, dell'Impero; appassionato, quanto intelligente cultore della nobile arte.
Nel 1847, infatti, questi, propostosi di ravvivare ne' suoi connazionali l'amore per le armi, dettò i principi di una nuova scherma, da lui detta mista; la quale, pur conservando taluni dei migliori caratteri della scuola francese, si uniformava alle sane regole della più che trisecolare scuola bolognese, dalla quale era uscita la vera scherma italiana: quella scherma, che gli stranieri per più secoli sono venuti ad apprendere dai nostri maestri. E il Marchionni colse giusto. Le sue teorie attecchirono e fecero fortuna.

La Scuola Napoletana

Nel frattempo a Napoli, un sistema, che in talune parti molto si avvicinava ai principi dettati da Rosaroll e Grisetti, che in talune altre molto se ne allontanava, prese grande sviluppo e sotto la denominazione di scherma o scuola napoletana, dava lo spettacolo di talune azioni, sino allora sconosciute; quali ad esempio: la passata sotto a chiuppitello (chiuppetiello), e il colpo ammogghiu, tanto lodato dal Blasco Florio e inventato dal Torcinotti.
Giustizia vuole, che qui si dimostri, come, se gloria trisecolare per una scherma esiste, essa spetta alla scuola bolognese (1) e NON alla napoletana, come taluno ha voluto far credere; non pensando, che la Storia è là per smentire coloro che opinano, esser logito di falsare l'opinione pubblica, affermando cose contrarie al vero.


Che la scherma napoletana non ha altra gloria, altro passato, altro presente, tranne quello comune a tutte le scherme d'Europa, che dalla bolognese ebbero tracciata la via, lo prova il fatto che, dal 1474 ad oggi, la scuola napoletana non ha avuto trattatisti di grido, ad eccezione di Rosaroll e Grisetti, il trattato dei quali, importato 'a Napoli, scostandosi alquanto da quelli del Marozzo, dell'Agrippa, del Giganti, del Fabris e del Capoferro, presi a modello, ammette azioni degne di clamorosi spettacoli, inaccettabili dai gentiluomini d'oggi, alieni dal pugilato (2). La scherma bolognese, al contrario, quanti illustri trattatisti non ci ha dato?

La Scuola Bolognese

Sorta col Moncio (1509) con Dall'Agocchie (1572); col Falloppia (1584); col Grassi (1570); col Giganti (1575); e continuava dal Capoferro (1610); dal Cavalcabò e Paternoster; dal Docciolini (1601); dal Fabris (1606); dal Giganti (1606-19-28); Da Bondi di Mazo (1619); dall'Alfieri (1628-40-58-83); dal Torelli (1670); dal Sanese (1660); dal Di Marco (1753-59-61); e così di seguito fino allo Zangheri, maestro dell'Enrichetti, maestro a sua volta del Masiello (3)(il quale ha riunito nel suo meraviglioso trattato La scherma italiana), ci presenta una continuità di predominio nei principi tecnici della scherma, che la scuola napoletana vorrebbe, ma invano, far sua!

E, vanta il Pagano, e vanta il Pallavicini-Morsicato (combattuto e disprezzato dal Florio), che inutilmente tentò richiamare gli schermitori napoletani a più sane teorie. L'opera del Pagano è troppo al di sotto nell'arte, perché valga la pena di occuparsene, mentre quella del Pallavicini, foggiata su Agrippa, risentiva troppo delle eccellenti teorie e dei principi della scuola bolognese, perché andasse a sangue alla napoletana, che la ripudiò.

Le scuole militari di scherma

Quale lo stato attuale della scherma in Italia?
Quando nel 1868 il generale Bertolè-Viale, ministro per la guerra, istituì le scuole di scherma per l'esercito a Milano, a Parma e a Modena, affidò quella di Padova all'Enrichetti, rappresentante la tradizione e i principi della vera scherma italiana.
Questa nomina urtò la suscettività della scuola napoletana, che tosto mosse guerra sorda e senza quartiere al bravo Enrichetti, il quale, combattuto non sempre con armi leali, fu esautorato.

Fusa la scuola di Parma con quella di Milano, il Radaelli che la dirigeva, conoscitore profondo della scherma, apprezzò subito i pregi inestimabili del metodo Enrichetti: e, messo da parte ogni falso amor proprio, fuse le sue con le teorie dell'amico, convinto di rendere in tal guisa la scherma italiana superiore a qualsiasi altra. Il Radaelli colse giusto; i risultati ottenuti lo provarono.

L'Accademia di Napoli

Frattanto, per accaparrarsi l'egemonia schermistica in Italia, la scuola napoletana, ai 25 di novembre del 1861, fece sorgere a Napoli l'Accademia di scherma detta Nazionale (perché poi Nazionale, nessuno lo sa, non essendovi nulla di più regionale di detta Accademia). Giacomo di Mattei, gloria di questa scuola, ne fu il promotore e il capo; Annibale Parise (quello battuto a Firenze da Cesare Enrichetti), per la sua qualità di maestro di scherma, ne divenne il Direttore generale.
Sorta sotto buoni auspici (dall'annessione del regno d'Italia di quello delle Due Sicilie), trovò appoggio e danari nei governanti. Il generale Enrico Cialdini, allora luogotenente generale di Re Vittorio Emanuele nelle provincie meridionali del continente, ne accettava la presidenza onoraria, elargendo, con regale munificenza, seimila ducati (pari a 25,500 lire). Oblazione private assicurarono l'esistenza della nuova istituzione. A presidente venne eletto (9 gennaio 1862) il marchese Ottavio Tupputi (4), senatore del Regno e comandante superiore della Guardia Nazionale di Napoli; a vice-presidente il senatore conte G. Gallone di Nociglio, principe di Moliterno, Lo statuto dell'Accademia fu modificato nel 1865 (5) e nel 1880l'Accademia di scherma di Napoli fu eretta in corpo morale.

La scelta di un metodo unico

Ma, quest'Accademia, che doveva dare il verbo schermistico a tutta Italia, si trovò ancor essa di fronte a oppositori sensati, che scevri di riguardi e di ambizione personali, che liberi da ogni soggezione, che amanti dell'arte per l'arte non per dominio, fecero argine alle non giustificate pretese della scuola napoletana e raggruppatisi sotto il vessillo del Radaelli completamente la batterono prima a Roma, poi a Milano (Torneo Nazionale); quindi, a Torino e a Milano nuovamente (Torneo Internazionale) (6).
Morto Radaelli, la di lui scuola non si scompaginò; ma composta specialmente di giovani maestri militari, costretti a tacere dalla disciplina, non fu più possibile contrapporre ragioni ed arte alle mene degli avversari, i quali indussero il Ministro della Guerra a bandire un concorso per un nuovo metodo di scherma.

La circolare ministeriale redatta in termini espliciti, ma con criteri d'arte erronei, richiedeva cse assurde e contrarie ad ogni principio schermistico. Però, la Commissione incaricata dell'esame e della scelta del nuovo metodo, invece d'illuminare il Ministero sugli errori nei quali era caduto, e seguendo la corrente, prescelse un metodo, forse il più pernicioso, senza neppure analizzarlo.

Comunque, il radaelismo, che nessuno degli oppositori ha mai compreso, fu bandito dall'esercito e un metodo, rachitico, insufficiente, dannoso, ne prese il posto.
Trascorsi pochi mesi di prova, non solo il Ministero della guerra, ma la stessa Commissione (7) e lo stesso ideatore del nuovo metodo, il signor Parise, si persuasero della necessità di tornare all'antico, a quell'antico tanto calunniato, ma pure tanto efficace.

Revisione del metodo Parise, duramente criticato

Ripristinato officiosamente il sistema Radaelli, fu incaricato il signor Parise di modificare il suo metodo, che successivamente fu respinto (8). Dopo tali insuccessi il signor Parise, direttore della Scuola magistrale di scherma in Roma, si decise a rinsanguare il suo anemico sistema con elementi radaelisti. Nel fabbraio del 1889, il Pecoraro, uno dei più affezionati allievi del Radaelli, fu nominato vicedirettore della Scuola magistrale (9). Ed era tempo invero, che la scuola di scherma dell'esercito venisse rialzata, poichè in Francia si scriveva:

<<Il est toujours intéressant de comparer le jeu italien avec le jeu francais. En Italie meme on remarque une grande diversité d'enscognement; le jeu italien est loin d'etre niforme>> (10) (11)
E come potrebbe esserlo se la confusione la più completa regna nella scuola di scherma per l'esercito? Se a detta scuola s'insegna ai maestri un metodo assolutamente opposto a quello che s'impartisce presso i reggimenti?

Nel Belgio poi la scherma del Parise non solo è giudicata severamente, ma assolutamente condannata. Eccone la prova:
<<L'escrime italienne a évidemment des coups bien définis et dont l'exécution a été bien méditée: mais ce que nous lui reprochons ce sont ces MOUVEMENTS INUTILES, ces coups precipités, cette FURIA, enfin, qui donnent un trop libre champ an hasard et qui, sur le terrain, ne pourraient guère mener qu'à un échange de coups d'épée en partie double>> (11)

Nel Le Sportman belge del 3 agosto 1889 (n. 19, anno III) a proposito delle <<Note sulla scherma di sciabola per la Cavalleria>> del Cav. Jacopo Gelli, che sono una critica severa al metodo del signor Parise, si legge:
<<Ces notes sont courtes, mais claires et intéressantes. C'est une nouvelle lance que rompt M. Gelli en faveur du système Radaelli, que l'école supérieure de Roma a cru étouffer et qui, pendant ce temps, régnait souverainement dans tous les régiments, étant donnée l'absurdité du systéme qui s'enseigne à l'école supérieure.
<<Gelli, selon son habitude, dit courageusement tout ce que, selon lui, le systéme employé à l'école supérieure a de défectueux. Il énumère ensuite les excellents résultats obtenus par la méthode Radaelli et les nombreuses victoires des maitres renommés sortis de cette école. Gelli traite aussi la question au point de vue économique et morale, et démontre que, maintenant qu'on faitpis, on dépense plus.
<<Il dit, et appuie son dire d'exemples et de citations, qu'avec la méthode employée à l'école supérieure on tuera l'escrime dans la cavalerie. Il conseille de retourner officiellement à la méthode Radaelli et dédiesa publication à S. A. R. le prince Amédée, inspecteur général de la cavalerie.
<<Nous sommes de l'avis de Gelli, et nous ajoutons que le système de Radaelli, merveilleusement perfectionné maintenant dans le splendide traité de Masiello, donnerait les meilleurs résultaats.
<<Nous avons confiance dans le bon sens de ceux qui doivent prendre àcaeur la reputation de la cavalerie italienne.>>


Critica più giusta e più severa non poteva farsi ad un metodo come quello del signor Parise, il quale ha portato nell'esercito italiano il dualismo; nell'insegnamento della scherma, il caos. E' vero, che la scuola magistrale di Roma, può vantare il trionfo del giugno 1889 a Parigi; ma anche questa gloria effimera della scuola di Roma è polvere negli occhi ai profani dell'arte; poiché, tranne il Greco, tutti gli altri schermitori che rappresentano la scherma italiana al gran torneo di Parigi, erano radaelisti della più bell'acqua (12), o seguaci della scuola mista (Marchionni) e nulla hanno che fare con il metodo del signor Parise.

Note

1. Verso il 1530, una specie di associazione privilegiata dei maestri d'arme esisteva in Italia, ed aveva il suo quartiere generale a Bologna con Achille Marozzo per capo (Maestro generale delle armi).
2. Tali azioni sono: le prese di mano; le prese di collo; gli sgambetti; gli avviticchiamenti; le balestrate, ecc.
3. Come si vede, tutti bolognesi di nascita e di scuola, o di scuola solamente.
4. Morto il 7 gennaio 1865.
5. In quest'epoca, Almerico Melina e il generale Materazzo ne divennero presidenti e mantennero prospere le sorti dell'Accademia, che notò tra i soci: il marchese M. Del Tufo; il cavalier Bosco Beneventano; il duca di Lusignano; il cav. Dusmet; il barone di San Giuseppe, buono schermidore; il barone Anzani; il duca di Tomacelli: tutti illustrazione della scherma napoletana. L'Accademia, eretta in corpo morale, ebbe a presidente il generale Milon e a soci onorari il principe di Patriano Filangieri, il Cariolato; i generali Mazzacampo, Cagni, Angelini; a maestri onorari: Massei, del Tufo, Griffo, Bellini, Sessa, De Marinis, Basilone ed altri. Oggi l'Accademia conta oltre 800 soci.
6. In questo torneo (1881) i radaelisti riportarono 17 premi contro 5 toccati alla scuola napoletana, accorsavi in massa.
7. Veggasi in proposito la relazione particolare rimossa al Ministero dal generale Achille Angelini, presidente di detta Commissione.
8. Nello Sport illustrato di Milano dell'11 luglio 1889, leggevasi:
<< Il cav. Masaniello Parise, vincitore del concorso indetto dal Ministero della guerra nel 1882 e direttore della Scuola magistrale di scherma a Roma, presentò, come applicazione pratica del suo trattato, una istruzione pel maneggio della sciabola dell'arma di cavalleria.
La Commissione, presieduta da S. A. R. il Duca d'Aosta, Ispettore generale della cavalleria, ha dato voto sfavorevole alla istruzione del cav. Parise, dichiarandosi pel mantenimento di quella in vigore, la quale d'informa ai principi radaelliani. Vedremo ora, come sarà provveduto pei reggimenti di cavalleria e di artigleria, dal momento che nella scuola magistrale di Roma si insegna officialmente un sistema di sciabola, che non può essere attuato nella pratica dell'esercito.>>
9. Sul principio del 1889 quasi tutti i maestri della scuola magistrale erano radaelisti!...
10. L'Escrime, N.1, Pag. 8: 9 frvriori 1880.
11. Le Franc Tireur Belge, 24 année, Bruxelles 9 mars 1889, pag. 4.
12. Tali sono: Arista, Rossi, Paoli, Cantagalli, Corsini, Pini, Ginori, Orlando, Dalgas, Possina, Guasti, ec.ec.

Contributi alla Pagina

Alessandro Battistini (12.5%), Jari Lanzoni (87.5%)

Strumenti personali