Filippo Vadi
Filippo Vadi è stato un Maestro d'Arme, unico riferimento, insieme a Fiore dei Liberi, della scuola medievale di scherma italiana.
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Biografia
Filippo Vadi è un maestro d'arme originario di Pisa.
L'unica cosa che si sa di lui è che ha scritto, sul finire del XV secolo, un trattato d'arme dedicato al Duca Guidubaldo di Urbino Urbino.
Non abbiamo notizia certa della presenza di Vadi alla corte di Urbino, ma la dedica al Duca e la presenza del codice nella biblioteca ducale ci devono far pensare che Vadi abbia vissuto almeno per qualche tempo nella città marchigiana, e abbia presentato i propri insegnamenti a Guidubaldo.
Opera trattatistica
Filippo Vadi è autore di un trattato d'arme manoscritto dal titolo "De arte gladiatoria dimicandi", datato approssimativamente tra il 1482 e il 1487.
Oggi è conservato presso la Biblioteca Nazionale di Roma, collezione di Vittorio Emanuele con il numero 1324, da cui il nome alternativo Codex 1324 con cui è in alcuni posti conosciuto.
Il manoscritto, splendidamente illustrato, è dedicato al giovane Duca di Urbino Guidobaldo da Montefeltro, probabilmente quando prestava presso di lui i suoi servigi
Guidubaldo divenne Duca nel 1482, e perciò il testo non può essere più antico. Il trattato figurava poi nell'indice della biblioteca ducale di Urbino, fatto eseguire appunto tra il 1482 e il 1487 da Odasio, precettore del giovane Duca, al numero 654, e non può essere quindi posteriore al 1487.
Sempre nel catalogo della biblioteca si trova l'annotazione che il testo non fu più trovato dopo la conquista della città da parte di Cesare Borgia nel 1502.
La grande somiglianza fra il trattato del maestro pisano e il Flos Duellatorum ci spinge a pensare che Vadi abbia avuto in qualche modo accesso agli insegnamenti esposti da Maestro Fiore dei Liberi, più di settant'anni prima, o che quantomeno tali insegnamenti fossero comuni e conosciuti in Italia nel XV secolo.
Tuttavia il testo del nostro autore è ben diverso da una semplice ripetizione di insegnamenti tradizionali, e sotto molti aspetti prefigura il sorgere di quella scuola prettamente italiana che nel Rinascimento surclassò la vecchia scuola tedesca.
Una novità introdotta per la prima volta da Filippo Vadi, per quanto ne sappiamo, è la parte del trattato composta di solo testo, senza illustrazioni, soluzione che avrà molta fortuna nel secolo successivo.
Infatti nei trattati rinascimentali il testo viene ad essere quasi sempre la parte più consistente e più importante per la comprensione delle tecniche e dei principi esposti.
Soprattutto nei primi trattati del XVI secolo, quelli della Scuola Bolognese, le illustrazioni mancano del tutto o hanno una funzione di mero supporto del testo e nel primo trattato del secolo, quello di Pietro Monte, pubblicato nel 1509 ma risalente alla fine del Quattrocento, sempre in ambiente urbinate, non vi sono affatto illustrazioni.
Lo stesso possiamo dire per il trattato da Antonio Manciolino e per il trattato di Achille Marozzo.
La parte di testo è articolata in una parte introduttiva in prosa e in 16 capitoli in forma poetica (prima in terza rima, poi in distici).
Rispetto al Flos duellatorum si può subito notare come l'abbigliamento e le armature dei combattenti di Vadi siamo più tardi, tipici della seconda metà del XV secolo, riflettendo le variazioni intervenute nel costume e nell'armamento in tre quarti di secolo. Questo non fa che confermare la dtazione del manoscritto.
Anche dal punto di vista tecnico, vi sono evidenti somiglianze con il Flos Duellatorum, ma anche aspetti che accomunano Vadi ai maestri successivi: la lotta è trascurata, mentre la maggior parte del trattato è dedicata solo alla spada e alla daga.
Nell'introduzione in prosa Vadi, dopo aver dedicato il trattato al Duca Guidubaldo, si presenta in modo molto simile a come aveva fatto Fiore dei Liberi, affermando di aver lungamente studiato la scienza del combattimento presso molti maestri, e di aver deciso di dare alla luce un trattato scritto perché l'arte non scompaia, raccomandando di non far pervenire le conoscenze in esso contenute nelle mani di uomini rozzi e ignoranti, ma riservarle invece a gentiluomini e nobili.
Vadi afferma inoltre di aver posto nel trattato solo tecniche efficaci, viste e provate da lui (concetto in apparenza elementare, ma non sempre rispettato in tutte le moderne arti marziali).
Di seguito Vadi, dopo aver ribadito la sua intenzione di preservare la memoria dell'arte, e il suo lungo iter marziale, esprime l'intenzione di trattare alcuni tipi di armi (lancia, spada a due mani, daga e azza, delle quali solo la spada verrà trattata nella parte testuale, mentre le altre armi verranno prese in esame dal nostro Autore solo nella parte illustrata).
Infine, nuovamente il maestro pisano raccomanda di riservare la divulgazione dell'arte solo a uomini che abbiano la responsabilità di governare lo stato e difendere i deboli.
Importante, e purtroppo molto rara nella storia della scherma (in cui di solito ognuno si considera l'unico depositario della verità) è la dichiarazione che chiude l'introduzione, in cui Vadi concede un permesso preventivo per fare variazioni al testo, aggiungendo e togliendo tecniche, a chi legga il codice e sia esperto nell'arte del combattimento, al cui giudizio il nostro autore si affida.
La seconda parte del trattato ha invece una struttura più tradizionale, con le varie tecniche marziali illustrate mediante disegni e una breve glossa esplicativa di un paio di versi, in rima, come nella tradizione tedesca che va dal manoscritto I33 al Fechtbuch di Tallhofer, solo per citarne alcuni, tradizione ripresa in Italia da Fiore dei Liberi e in parte, appunto, dal nostro autore.
Si noti che nel trattato di Vadi la parte di testo tratta della scherma in generale o del maneggio della spada a due mani, trascurando la trattazione di ogni altra arma.
Altre armi sono più brevemente riprese nella seconda parte del testo, quella illustrata.
Tuttavia, è evidente come Vadi privilegi nettamente l'insegnamento della spada a due mani sulle altre armi, che infatti vengono ad avere uno spazio molto ridotto o scompaiono del tutto, come scompaiono anche la lotta e il combattimento a cavallo.
In pratica l'unica arma che viene trattata con qualche attenzione oltre alla spada a due mani è la daga, anche nella variante della difesa personale a mani nude contro un attacco di daga (disciplina che nelle corti del tempo poteva risultare molto utile).
Struttura del trattato
La struttura del trattato di Vadi è la seguente:
Capitoli della parte solo testuale:
- incipit;
- misura de spada da doi mane;
- ragion de spada (consigli e tecniche di gioco largo e gioco stretto);
- senza titolo, è dedicato all'importanza dell'arte della spada
- de punte e tagli (i sette colpi fondamentali);
- li sette colpi della spada;
- de la punta;
- costione di tagli e punte;
- de la croce;
- ragione di mezza spada;
- ragion de gioco de spada (continua il discorso sul combattimento a distanza ravvicinata;
- ragion de' viste de spada (tratta delle finte, in particolare nel gioco di mezza spada);
- ragione de mezza spada (si continua il discorso sulle tecniche da usare a breve distanza);
- ragion di mezzo tempo de spada (riprende il discorso sul tempo);
- ragion di spada contra la rota (insegna a reagire ad un avversario che attacchi con un molinello di colpi ascendenti);
- ammaestramento di spada (riassunto dei principi schermistici);
Seconda parte illustrata:
- virtù del cavaliere;
- i sette colpi della spada;
- 12 guardie di spada a due mani;
- 25 tecniche di spada a due mani in gioco stretto;
- guardie di azza in arme;
- tecniche di azza in arme;
- guardie di spada in arme;
- tecniche di spada in arme;
- immagine e misura di spada in arme;
- tecniche di lancia,
- tecniche di daga;
- tecniche di senza armi contro daga;
- immagine e misura della daga;
- tecniche di due clave contro lancia;
- tecniche di spada contro giavellotto;
- altre tecniche di daga;
- tecniche di spada contro daga;
Storia del Manoscritto
(Fonte Scheda Manoscritto)
Il manoscritto contiene il "Liber de arte gladiatoria dimicandi" di Filippo Vadi, dedicato a Guidobaldo di Montefeltro (cfr. c. 1r: "Ad illustrissimum, principem meum Guidum Feretranum ducem Urbinatem"), figlio di Federico di Montefeltro e duca d'Urbino dal 1482 al 1508, ed è databile tra il 1482 e il 1487: è stato stabilito questo breve arco cronologico, perché nel 1482 Guidobaldo da Montefeltro (su di lui cfr. G. BENZONI, Guidubaldo I da Montefeltro, in "Dizionario Biografico degli Italiani" Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 61 [2003], pp. 470-478) ereditò il feudo del padre ricevendo il titolo di duca, e perché nel 1487 questo codice risulta nell'"Indice Vecchio" della Biblioteca Urbinate (cfr. Catalogo dei manoscritti in scrittura latina datati, p. 129). L'opera è parte in prosa (cc. 1r-14v) e parte in versi (cfr. "A fil di Spada. Il duello dalle origini ...agli ori olimpici. Biblioteca Nazionale Centrale. Roma, 18 maggio-12 luglio 2005", a cura di Alda Spotti, Roma, Editore Colombo, 2005, pp. 131-132) e risulta edita: cfr. F. VADI, L' arte cavalleresca del combattimento, a cura di Marco Rubboli e Luca Cesari. Prefazione di Franco Cardini, Rimini, Il Cerchio Iniziative Editoriali, [Gli Archi], 2001). Filippo Vadi fu un valente maestro d'armi pisano che visse per qualche tempo in territorio marchigiano ed insegnò l'arte del duello a Guidobaldo da Montefeltro, come fa supporre la dedica (cfr. F. VADI, L' arte cavalleresca del combattimento, op. cit., p. 11). Nell'"Indice Vecchio" è stata apposta successivamente una nota a penna nella quale si legge: "non repertus post Valentinum"; questo fa pensare che il codice scomparve dalla biblioteca della famiglia Montefeltro a partire dal 1502, anno in cui Cesare Borgia si impadronì di Urbino e della biblioteca dei duchi. A c. IIv è presente lo stemma del duca Guidobaldo di Montefeltro entro corona laureata con bordo in oro (per una descrizione più dettagliata cfr. Catalogo dei manoscritti in scrittura latina datati, p. 130). All'interno del piatto anteriore si legge con difficoltà un'annotazione di mano del sec. XVI, ripetuta a c. Ir da altra mano sempre del sec. XVI: "Di Francescho a leoni battiloro e de sua amici". Nel 1838, come risulta anche dall'annotazione a matita a c. 1r, sir Thomas Phillipps acquistò il codice dal libraio londinese J. T. Payne per la sua biblioteca, al cui interno il manoscritto fu registrato erroneamente due volte con i numeri "11725" e "13545" (cfr. Catalogo dei manoscritti in scrittura latina datati, p. 130; BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE <ROMA>, Trent'anni di acquisizioni. Catalogo della Mostra. Biblioteca Nazionale Centrale, Roma 16 dicembre 1992 - 30 gennaio 1993, Gaeta, Gaetagrafiche, 1992, p. 32). Il numero "11725" figura su un cartellino cartaceo incollato sul dorso; mentre all'interno del piatto anteriore è annotato a matita: "Mss Ph 11725 e 13545". Nel 1967 il codice è stato acquistato dal Ministero della Pubblica Istruzione ad un'asta di parte della biblioteca Phillipps presso Sotheby and Company of London (cfr. Catalogo dei manoscritti Vittorio Emanuele, vol. III, p. 216; Registro d'ingresso - acquisti, n. 1046860).
Contributi moderni
Una ripubblicazione parziale del trattato di Vadi, commentato (ma non dal punto di vista tecnico), trovò posto nel bel libro di Bascetta, dove si trova la trascrizione di tutta la parte di solo testo, e la riproduzione di solo poche immagini della seconda parte.
- AA.VV. Sport e Giuochi, trattati scritti dal XV al XVIII secolo, a cura di Carlo Bascetta, Editore Il Polifilo, Milano 1978, codice ISBN 88-7050-122-1
La prima edizione integrale assoluta del questo trattato del Maestro Filippo Vadi è stata curata dalla Sala d'Arme Achille Marozzo nel febbraio 2001 con il titolo "L'arte cavalleresca del combattimento". Una II edizione della stessa, con la copertina di colore diverso, è stata pubblicata a giugno 2005.
- Filippo Vadi, L'arte cavalleresca del combattimento, a cura di Marco Rubboli e Luca Cesari, Editore Il Cerchio collana Gli Archi, Codice ISBN 88-8474-079-7