Spada

Da Scrimipedia.

Arma bianca per eccellenza della scherma, differentemente dalla moderna controparte flessibile utilizzata nella scherma olimpica, la "vera" spada usata nell'antichità è costituita da una lama di acciaio rettilinea, appuntita e con uno o due fili, atta a colpire sia di punta sia di taglio. Oltre alla lama sono parti della spada l'impugnatura, il pomo e la guardia, quest'ultima più o meno dotata di fornimenti e protezioni alla mano.
Difficilmente sarebbe possibile in queste poche pagine fornire un excursus su tutte le spade usate dall'antichità fino ad oggi. Anche riducendo il discorso al solo XVI secolo, le varie tipologie, fogge e dimensioni riscontrabili nell'Europa di quel periodo renderebbero comunque la trattazione alquanto ardua e sicuramente fuori dal contesto della presente pubblicazione. Per tale motivo rimandiamo a pubblicazioni specializzate sull'argomento la trattazione completa, limitandoci qui a un veloce discorso generico sulla spada utilizzata nella duellistica italiana del '500.
La terminologia utilizzata per distinguere fra loro i diversi tipi di spada è una invenzione puramente moderna, poiché ogni trattatista si riferisce alla propria arma utilizzando sempre il termine generico di "spada", a prescindere dalle fattezze di questa.


Indice

Evoluzione dell'arma

Sulla spada a una mano usata nel '400, spesso non ancora marcatamente distinta dalla spada a due mani, non disponiamo di descrizioni scritte. In base ai reperti museali e alle fonti iconografiche possiamo ipotizzare che la lunghezza di una spada da fanteria, concepita per essere utilizzata esclusivamente a una mano, arrivasse da terra al massimo fino all'ombelico e la guardia non presentasse fornimenti oltre alla rudimentale elsa a croce.
Le prime fonti iconografiche che ci mostrano la presenza di due anelli, a difesa del dito indice della mano che impugna la spada, compaiono solamente nella metà del '400. È in questo periodo che alcuni tipi di spada incominciano ad elversi verso un uso in ambito civile, come arma personale da autodifesa fuori dalla compagine guerresca.
Proprio l'utilizzo civile, anche finalizzato al duello d'onore, porta a definire la spada utilizzata in Italia nel XVI secolo. Tale spada, definita al giorno d'oggi "da lato", per la caratteristica di essere portata alla cintura a lato della persona, tende ad includere sempre le protezioni per la mano che la impugna, la quale non può beneficiare della protezione dei pezzi di armatura usati in ambito militare. Vi è ìnltre un progressivo allungamento della lama per aumentare la distanza di difesa e di offesa. Su quest'arma si sviluppa e si evolve un metodo schermistico complesso ed articolato, che vede nella corti della penisola italiana il fulcro della diffusione in gran parte di Europa.
Per questa arma principe del 1500, purtroppo, non disponiamo di documentazione scritta sulle misure, anche se gli esemplari rimasti mostrano una lunghezza solitamente 1,05 a 1,15 metri.
L'unico trattatista che ne fornirebbe le dimensioni ottimali è Francesco Altoni, il quale parrebbe riportare una lunghezza da terra fino al petto, tipica di modelli di spada (striscia) risalenti al XVII secolo o al limite agli agli ultimissimi anni del XVI secolo. Il passo però risulta solo in quella parte riassuntiva del trattato manoscritto aggiunta probabilmente a fine del XVI secolo.


Francesco Altoni

Francesco Altoni - Tavola Capitolo XII del libro III
La spada con la sua lunghezza dia alla puppa, e nel peso (purché habbi tanto nervo che basti) quanto più e leggieri è meglio, per causa delle prestezze, e di non si straccare.
Oltre a questo, il maestro fiorentino ci riporta, questa volta nella parte originale del trattato, come la lama sia all'incirca lunga 4 palmi di mano, quindi la spada risulterebbe in effetti notevolmente più corta della misura prima indicata, e sarebbe invece una tipica spada della prima metà del XVI secolo.

Francesco Altoni - Capitolo V del libro II
... come se la lama fussi lunga 4palmi...
Viene consigliato inoltre il minor peso possibile, compatibilmente con il mantenimento di un certo "nerbo".
(vedere Pugnale e Mezze Spade per il passo completo)


Sempre sul finire del 1500, Federico Ghisliero, nel 1587, fornisce una lunghezza della spada pari a due braccia, però, nella figura che riporta come esplicativa delle dimensioni, si può notare come la spada arrivi all'altezza del petto, avendo quindi dimensioni comunque paragonabili a quelle fornite dall'Altoni.


Dalla spada da Lato alla Striscia

L'evoluzione della spada da lato cinquecentesca porta come detto sopra ad un ulteriore allungamento della lama, favorendo un sempre maggiore utilizzo dei soli colpi di punta. Fenomeno favorito anche dalla convenzione, assodatasi definitivamente nel 1600, che il duello fra uomini d'onore dovesse essere affidato alla sola spada o alla spada e al pugnale, senza ulteriori pezze difensive.
In tale ottica si sviluppa, verso il finire del '500, una spada al giorno d'oggi chiamata spada da lato "a striscia" o semplicemente "striscia", per la caratteristica di avere la lama estremamente lunga e sottile rispetto alla sua antenata medievale. Tale arma, che ormai ha perso totalmente le sue origini militari, presenta sempre più elaborate difese per la mano e sviluppa un gioco quasi esclusivamente di punta.
Riguardo la lunghezza, passato il 1600, sia Ridolfo Capoferro sia Francesco Alfieri ci confermano che la dimensione ottimale di questa arma, da considerare come arma civile principale del XVII secolo, sia quando essa va da terra fino a sotto l'ascella di chi l'impugna (equivalente approssimativamente alla lunghezza alla puppa).


Ridolfo Capoferro

Ridolfo Capoferro - Punto 36 del Capitolo III
Adunque, la spada ha da esser lunga, quanto il braccio doi volte, o quanto il mio passo straordinario, la qual lunghezza, parimente risponde a quella, che dalla pianta del mio piede, insino sotto alle ditella, del braccio.


Francesco Alfieri

Francesco Alfieri - Capitolo I della Seconda Parte
La Spada primieramente quanto alla longhezza deve esser proporzionata alla statura di chi la porta, tuttavia è sempre giusta quando arriva commodamente sotto le braccia; Sarà leggiera per poter tirar con maggior velocità, e minor fadiga, e haverà buona guardia per assicurare la mano istrumento principale della Scherma.


La Lama

Forte, medio, debole.
Si supponeva che il primo ad introdurre esplicitamente e ordinatamente i gradi di spada fosse stato Giacomo di Grassi nel 1570, il quale utilizza 4 gradi. Vedasi l’immagine qui sotto riportata:


In realtà già nel Flos Duellatorum, nei tre tipi di incrosar della spada c'è una chiara idea della differenza tra i tre gradi della spada, che si ritrova in tutti gli autori successivi.


Si veda anche la suddivisione in tre gradi della spada prodotta dai tre cerchi nell'immagine sotto riprodotta, dal trattato di Alfieri (vedi Bibliografia).


In virtù di quanto sotto riportato, tuttavia il primato di rendere esplicito e di definire ordinatamente questo concetto deve essere assegnato all'Altoni, il quale utilizza una suddivisione in 3 parti, molto simile a quella utilizzata da Ridolfo Capoferro nel 1610 o da Francesco Alfieri nel 1653, sostituendo i termini: prima con debole, seconda con medio e terza con forte della spada.


“…converrà dividere la spada in più parti, et prima la si divide in lunghezza, larghezza, et grossezza… Hora ritornando alla lunghezza che è lo spatio della spada dal manico alla punta, questa (h)a tre parti eguali prima, seconda, et terza1, la prima è inverso la punta, la seconda in mezzo fra le due, la terza verso gli elsi; la prima non puote se non ferire, per sé, {la terza non può se non per caso ferire ma solamente difendere, onde avviene che le spade verso quella parte non s'assottigliano, o arrotino co' diligentia}, la seconda che partecipa di dua estremi offende insieme et difende col taglio.” Altoni, libro I Cap. X.


Filo dritto, filo falso

Il filo dritto è quello che, tenendo la spada davanti a sè, guarda verso terra, quello con cui è più naturale colpire, il filo falso è l’altro filo della spada, quello che guarda verso l’alto, detto anche controfilo.


Questo concetto è presente già nel Flos Duellatorum, si veda per es. quanto detto nel manoscritto Getty a proposito dei colpi mezzani, dei quali il mandritto è portato normalmente dal Maestro friulano di filo dritto e il roverso di filo falso:


GETTY 23R-3:
“Colpi mezani semo chiamadi perché noy andamo per mezi gli colpi soprani e sottani. E andamo cum lo dritto taglio de la parte dritta, e de la parte riversa andamo cum lo falso taglio. E lo nostro camino si è dello zinochio ala testa.”


Vadi, al cap. V:
“La spada sia una ponta con doi taglie,
però ben nota e intende questo scripto
ché la memoria tua non s’abarbaglie:
l’uno sie el falso e l’altro sie el dirito…”


Anonimo, ms. 345, 6v:
“Acciò, che tu intendi, e che tu sapi, che essendo nella spada dui talgli dritto e falso, de’ quali quelo filo che viene per dentro, via dal tuo braccio destro, et ti guarda te, si c(h)iama falso filo; e ll’altro filo o, talglio, che dire v(u)oi; che siegue per di fuora via dal tuo braccio destro si c(h)iama dritto filo.,”
Ancora, ms. 345, 8v:
“…essendo adunque nella spada due talgli, il dritto filo, et il falso filo come tu (h)ai in essa qui davanti…”


Manciolino, Libro I, 10r:
“ Et perché la spada ha duo tagli, delli quali quello che guarda il nemico è detto filo dritto, & quello che sta verso di te si chiama Falso”.


Marozzo (Cap. 1):
“…allhora al nome de Dio e della Madre e del Cavaliere, Miser San Giorgio tu li metterai la spada in mano, e in su la quale tu li darai ad intendere che cosa è filo dritto, e che cosa è filo falso della ditta spada…”


Dalle Agocchie (8r):
“Ogni volta che havrete impugnato la spada cosi nella destra, come nella sinistra mano, il taglio che guarderà verso i nodi di mezzo della vostra mano, sarà il filo dritto: et per il contrario quell’altro sarà il falso…”


Viggiani, Libro III, 55r:
“Voi sapete bene che cosa è dritto filo , & falso filo, che tenendo la spada da due tagli al fianco, quel taglio che più guarda verso terra si chiama dritto filo, & quello che verso le parti alte del corpo, riguarda verso l’aria, chiamasi falso.”


Altoni adotta la stessa divisione, cambiando però la denominazione del filo dritto in “filo gagliardo”, terminologia che avrà ben poco successo presso gli autori successivi.
“Filo gagliardo, è ttutto quello che conrisponde alla mano et non al pugno,..filo falso è tutto quello che corrisponde al pugno di sopra quanto è lungha la spada, et questo difende, et offende; come l'altro, ma con molto minore perfetione.” Altoni Libro I, cap. X.

Docciolini
et il falso filo della spada verrà a essere volto all’aria, et il filo diritto inverso terra, Delle due Guardie diritte. Cap. 4. parlando della guardia bassa

Capoferro
Il filo è falso & dritto. Il dritto è quello che sta in giù quando la mano sta nella sua natural positura, la quale voltandosi in fora o di dentro fuor del suo natural sito fa il filo falso Capitolo III

Piatto destro, piatto sinistro

Questa suddivisione viene adottata solo da Altoni. “Piatto destro havendo riguardio allo avversario, contro al quale si opera, la spada <di> {è il} piatto, della spada di dentro che risponde alla parte destra del nimico. Piatto sinistro è quel di fuora, che che vien dal canto sinistro dello avversario, et questo è più sicuro che l'altro perché la mano che spinge la spada fuor del corpo di chi la tiene viene a essere più sicura et più forte, da quel lato;” Altoni, Libro I Cap. X.


Vale la pena notare che qui “destro” e “sinistro” (contrariamente, per es., alla suddivisione delle guardie) viene riferito non a chi impugna la spada ma al suo avversario, quindi il piatto destro è quello che impugnando la spada (in terza posizione, vedi immagine sopra riprodotta) mi troverò non a destra ma bensì a sinistra, il che può ben essere causa di confusione e poca chiarezza.
È da notare però anche come la nomenclatura del piatto della spada qui riportata non trovi riscontro in altre parti del trattato.


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