Senese Alessandro

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Nota: altri lo hanno chiamato Sanese e Sanesio.

Indice

La biografia

L'opera trattatistica

Citazioni Bibliografiche

Jacopo gelli

Il vero maneggio di spada d'A. Senese, gentil'huomo bolognese — Dedicato Al Sereniss. Prencipe Ferdinando Carlo Arciduca d'Austria
In Bologna, 1660, per l'Aerede di Benacci.

Racchiude un frontespizio e 14 tavole incise su rame, stampate fuori testo.
Dedica, Al lettore. Approvazione. Ode. Epigrammi. Distico.

Opera di valore schermistico limitato.
Il testo è preceduto da un sermone di dedica in latino, da un'ode nella quale discorresi dei precetti della scherma; da un epigramma, pure in latino.
Il trattato, in italiano, parla di vari giuochi che l'autore denomina lunghi e perfetti; del peso; della misura larga e stretta ecc. Non approva il giuoco di sottomisura; esalta il perfetto, cioè quando oltre la misura il peso del corpo è sulla gamba sinistra, e viceversa, quando non lo è.
L'opera del Senese non ha fatto certamente progredire l'arte, ma è uno di quei tanti parti di ampollosità del secolo XVII, che possono dirsi innocui.


Modi di metter mano alla spada.
Venetia, 1560...
Con 42 tavole nel testo.

Quesiti del cavaliere istrutto nell'arte della scherma
Padova, 1664. ...

Testo di riferimento: Bibliografia Generale della Scherma del Cav. Jacopo Gelli. Firenze. Tipografia Editrice di L. Niccolai. 1890.

Alberto Marchionni

Un gentiluomo bolognese nel 1660 diede alle stampe un trattato di scherma intitolato Il Vero Maneggio della Spada. Alessandro Senesio, o Senese, lo dedicò a Carlo Ferdinando d'Austria in sermone latino, con un ode in cui discorre dei precetti della scherma, come pure con un epigramma latino.

Il trattato in italiano parla del giuoco lungo, del giuoco perfetto, del peso, della misura larga e stretta, del movimento continuato, detta linea perfetta e linea retta, della prospettiva, della trovata di spada, e del tempo indivisibile.

Chiama giuoco lungo perfetto, allorchè lo schermitore nel tirare non si fa trovare la spada, nè riceve tocchi dal suo avversario. Ritiene questo modo per il vero, ma però per il più difficile. Ed a vero dire ancor io concorro nella di lui opinione che questo sia il più perfetto modo di tirare specialmente dovendo per fatalità sostenere un duello.

È chiamato da lui tempo indivisibile quello, che dopo la parata risponde d'incontrazione. Il giuoco corto, ossia sotto misura, credendolo più facile, non lo approva (2).

Il peso perfetto si è, quando secondo lui uno o in guardia col peso del corpo sulla gamba sinistra, e viceversa quando non lo è.

Così descrive la prospettiva: "quella per la quale il giuocatore di giuoco lungo lancia il piè sinistro accompagnato dalla spalla sinistra, levando il petto di presto senza al nemico col movimento continuato dal termine della misura lunga sino al termine della misura corta."

Parla anche Esso come Capoferro di un modo di pararsi da qualsivoglia colpo, dicendo: "questa dai miei maestri antichi e moderni si chiama tutta coperta perfetta, perchè copre tutta la vita per di dentro, e per di fuori o da alto o da basso, e nelle strade vale un tesoro, specialmente nelli impeti e tumulti."

Mi sembra che con questo capitolo potesse risparmiarsi il restante del suo trattato relativamente alla difesa; avvegnachè confesso ingenuamente la mia corta intelligenza che su tal materia nulla ho potuto comprendere; e siccome ella è dì somma importanza e per avventura il nostro autore potrebbe essere inteso dai nostri lettori, per ciò credo di non fare cosa ingrata nel riportar qui fedelmente le parole del Trattatista.

"In questi due siti (s'intenda guardia) si ripara stoccate o taglio senza scomodarsi, nè disordinarsi. II modo di acquistarla e conservarla e esercitarla sarà da lontano di guadagnare le parti destre e sinistre, caso che il tuo nemico per la sua inavvertenza non te le concedesse all'ora basterà camminar retto; guadagnata dunque o col tempo, o con altra maniera, bisogna operare in modo che il corpo e la spada camminino ugualmente, come cammina l'ombra della persona che sia al sole, e questo sia fatto contro l'istesso nemico, ma sempre con la continuazione, mantenendolo sempre reo insino a tanto, che si ponga il piè sinistro a segno, che col destro si possa colpire."

"Questa causa un effetto, che aiuta il braccio a far riparo, perchè non il braccio solo non sarebbe, nè giusto, ne forte, e da questa si acquista il tempo indivisibile, che nasce dal mio contrario mentre si ferma in guardia ovvero procura qualch'altro suo vantaggio.
In queste due prospettive comunemente si ripara il diritto nella prima, e il rovescio nella seconda, se bene anche nel secondo ricevere si può il riparo, non solo del rovescio, ma anche del destro col rivolgere della punta della mia spada sotto quella del nemico nell'atto che si mette per tirare, o coltellata (s' intenda un taglio ), o staccata con ripigliar la sua spada con la mia in modo, che concorrendovi il moto della vita, verso le mie parti destre, vengo a declinare il suo colpo, e formar insieme una prospettiva, che mi difende da qualsivoglia colpo, e questa da miei maestri antichi e moderni che l'osservarono, si chiama tutta coperta perchè copre tutta la vita per di dentro, e per di fuori da alto, o da basso, e nelle strade vale un tesoro, specialmente nelli impeti, o tumulti. »(1)

Per quello che si può rilevare dalla menzionata figura, egli qualche volta fa stare in guardia col braccio diritto un poco piegato, col pugno all'altezza del fianco, e la punta della spada quasi al livello del pugno; alcun'altra volta col braccio più alto e con la punta alla elevazione della testa. In questa guardia la sinistra è alzata alla prossimità della testa; nell'altra è allo stesso livello della diritta. Il ginocchio sinistro è sempre piegato, il diritto è steso; ed il colpo è tirato come si vede nella precitata figura.

Questo è il primo autore che parla di tre sorte di spade, cioè: Spade nere, Spade bianche e Spade da filo. Dice "che con le spade nere si devo discretamente scherzare, e dar trattenimento modesto senza offender persona, la quale per confidenza, o per altri riguardi merita di essere rispettata."

Delle seconde dice che si debbano usare "per il giuoco da dovero con persone non conosciute, e senza confidenza, o rispetto facendo prove chiare ... senza riservarsi alcuna scusa."

Che sappia qual partito ha da prendere quando gli occorrerà trovandosi a singolare certame con le spade da filo, e con imbracciatura.

In seguito egli soggiunge che sappia "qual partito prendere con quelle da filo nella piazza ec."

Non ci mostra qual differenza realmente passi tra la spada nera e la bianca, che io suppongo l'una sia per la lezione e l'altra per l'assalto.

Si vede bene da quanto noi abbiamo osservato, che da questo Trattatista di scherma l'arte non fu fatta progredire di un passo.

Testo di riferimento: Trattato di scherma: sopra un nuovo sistema di giuoco misto di scuola italiana e francese. Di Alberto Marchionni. Pubblicato da Dai Tipi Federigo Bencini, Firenze 1847.


(2) Questo giuoco è più facile in quanto a colpire, ma è pericolosissimo in duello ; e difficile a bene eseguirsi in assalto per non dare delle forconate, cioè a dire, il tirare raccorciando il braccio, prima di dare il colpo.

(1) Vedi il vero maneggio di spada di Alessandro Senese; Bologna 1660. al Cap. 7°.

Marcelli Francesco Antonio

Il Libro Intitolato, Il vero maneggio della Spada, è di Alessandro Senesio Bolognese, e fù stampato in Bologna nel 1660.

Testo di riferimento: Regole della scherma insegnate da Lelio e Titta Marcelli, scritte da Francesco Antonio Marcelli, figlio e Nipote e Maestro di scherma a Roma. Pubblicato nella stamperia di Dom. Ant. Ercole, Roma 1686.

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