Parata
Da Scrimipedia.
E' un’azione difensiva eseguita con arma difensiva o offensiva, che impedisce all’attacco di andare a segno.
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Scuola Bolognese: Anonimo Bolognese
Sull’utilità e l’importanza del parare l’Anonimo è molto chiaro (ms. 345, 20v):
“E’ più degno di lode il sapersi gentilmente dall’altrui colpo schifare che movere primeramente il colpo gentile, che non altrimenti degli accorti motti più sono stimati quelli che dalle risposte nascono che da ragionamenti primi…”
Ms. 345, 86r:
“…tu sucesivamente farai una mezza volta di mano spingendogli una stocata sotto mano nella sua mano dalla spada, et questa tal stocata va più per fare, che egli fuga la mano indietro, che per ferirgligl(i)a, et come egli la fugirà overo che egli si vorà parare tu con quela presteza, che sia possibile, gli ferirai il piede…”
Scuola Bolognese: Antonio Manciolino
Manciolino espone lo stesso pensiero esposto nel primo passo dell’Anonimo nelle Regole principali del Libro I:
“Non è di piccol profitto né di poca bellezza il gentile schifamento di uno colpo, anzi è di equale o forse di maggiore leggiadria: che a fare il bel colpo: conciosiacosa che molti saperanno tirar li belli colpi: ma pochi haveranno scienza di schifarli: sì che offesi non siano. Et che gli guardatori restino soddisfatti.”
Scuola Bolognese: Achille Marozzo
Anche Marozzo ci dice al cap. 143, de guardia di coda longa e distesa, che:
“…poca cosa è a ferire, ma a sapere parare l'è più bella e più utile cosa.”
Scuola Bolognese: Giovanni Dalle Agocchie
Anche Dalle Agocchie in 14r ci fornisce utili suggerimenti sulla parata, in particolare in relazione al passeggio:
“… et da quella parte dove vi occorrerà parare, overo urtare il colpo del nimico, essendo sì con l’uno, come con l’altro piede innanzi; volgerete la persona et la gamba che sarà di dietro per lo contrario: imperoché ciò facendo verrete a fare due schermi in un tempo, l’uno con la spada, et l’altro con la vita: et di più verrete a discostarvi dalla detta spada, et maggiormente vi accosterete al discoperto di esso, et vi sarà più facil e più sicuroil ferirlo. Voglio anco avvertirvi, che nello schermirvi da tutte le parti, che vi occorrerà, voi teniate il braccio ben disteso, perché verrete à spingere in fuori i colpi del nimico, et dalla vostra persona più lontani, et ancora sarete più forte, et espedito nel ferire…”
Riteniamo che questi consigli siano utili soprattutto nel caso in cui si debba parare un colpo particolarmente deciso e potente e, comunque, non si debba allontanare troppo la spada dal corpo, per non cadere vittima di una finta.
Scuola Bolognese: Camillo Agrippa
Da Agrippa (7r) abbiamo la conferma che anche all’epoca era chiaro che:
“…viene a ripararsi il colpo dal mezzo della spada verso la croce, o fornimenti, dove consiste doppio il vigore, et la fortezza del braccio, et de l’arme, ambedoi sufficienti in se stessi di poter sostener il colpo…”
Scuola Bolognese: Francesco di Sandro Altoni
Per gli autori della Scuola Bolognese schifare sembra essere sinonimo di parare, diversamente dall’Altoni.
Per il maestro toscano infatti: “la prima virtù è di parare, l'altra è di schifare…la prima viene dalla virtù della guardia istessa, le altre due vengono dal moto del corpo, et da lei, questo sarà più agevole a intendere venendo ai particulari, et però pigliamo un mandritto che comincia dal lato sinistro, del nimico et scende come si è descritto per il punto della natura, a basso a questo si oppone la guardia sinistra, la quale <a>scendendo {lui} verso quella parte la si tiene, e questo è propriamente parare… quando l'aversario ti tira, il mandritto, <opostogli> {opporgli} la guardia sinistra o alta o mezzana o bassa secondo che il luogo del colpo ti insegna…Piglia dall'altro canto il rovescio et opponi la guardia {destra} camminando con lei, et spingendo il braccio contro il nimicocome la tua guardia {è} destra, così l'andar tuo, sarà destro, onde tra questo et lo spingere il braccio, quasi da se stesso, il colpo; <come> {col} moto ti porrà la persona in sicurtà, et ferirà il nimico tuo…” Libro I Cap. IX.
