Docciolini Marco

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(Redirect da Marco Docciolini)

Indice

La biografia

L'opera trattatistica

Marco Docciolini scrisse Trattato in materia di scherma di Marco Docciolini Fiorentino. Nel quale si contiene il modo e regole d'adoperar la spada così sola, come accompagnata, stampato a Firenze nel 1601, nella Stamperia di Michelagnolo Sermartelli.

Alla luce dei recenti studi, l'opera di Marco Docciolini sembra a tutti gli effetti una semplificazione aggiornata e chiarita in alcuni punti del trattato manoscritto di Francesco Altoni che mai raggiunse le stampe, epurando da questa tutte quelle parti che più non trovavano riscontro nelle armi del gentiluomo di inizio XVII secolo.

Struttura del trattato

Citazioni

Jacopo Gelli

La biografia

Fiorentino.

L'opera trattatistica

Trattato in materia di scherma di Marco Docciolini Fiorentino. Nel quale si contiene il modo e regole d'adoperar la spada così sola, come accompagnata. In Firenze, 1601, nella Stamperia di Michelagnolo Sermartelli.

Dedicalo a Don Giovanni Medici, il di cui stemma orna il titolo; Licenza dei Superiori, in data 1° maggio 1601; Lettera di dedica, in data 17 maggio 1601; Pagine 115.

Opera molto rara e ricercatissima.

Il Docciolini stabilisce due guardie dirette: alta e bassa, che tenta di dimostrare, con due circoli concentrici traversati da una perpendicolare. Dal centro si partono due raggi obliqui tangenti alla circonferenza maggiore, disposti in guisa da formare un angolo acuto.
La perpendicolare denota la posizione dei piedi e la lunghezza del passo nella scherma, e le linee oblique servono ad accennare i passi traversi.

Ammette, quindi, quattro controguardie, due basse e due alte. Nel tirare il colpo fa portare il piede sinistro avanti il destro. Parla dell' imbroccata, ma non si capisce cosa il Docciolini voglia dire e caldeggia per il colpo di punta, tirato alla spalla, che chiama del punto.
Non chiaro, non ben determinato, usa termini vaghi, spesso ampollosi, i quali rendono pressoché incomprensibile quanto intende di dire.
L'opera del Docciolini è di valore tecnico limitato.
Manca di tavole dimostrative, le quali avrebbero aiutato molto l'intelligenza di questo trattato.

Testo di riferimento: Bibliografia Generale della Scherma del Cav. Jacopo Gelli. Firenze. Tipografia Editrice di L. Niccolai. 1890.

Alberto Marchionni

Nel 1601 compariva un trattatista fiorentino, il quale dedicava la sua opera a Don Giovanni de'Medici, e così la intitolava: "Trattato di materia di scherma di Marco Docciolini fiorentino nel quale si contiene il modo e regola d'ado- prar la spada così sola, come accompagnata."

Il medesimo stabilisce due guardie chiamate diritte: una alta, l'altra bassa. Per facilitarne l'intelligenza, avvi una figura geometrica rappresentante due circoli uno dentro all'altro, tagliati da una linea perpendicolare; e dal centro a loro comune si partono due raggi obliqui tangenti alla circonferenza maggiore in guisa da formare un angolo acuto. La perpendicolare serve per denotare la posizione dei piedi in guardia, e la lunghezza del passo, che deve usarsi in scherma; e le linee oblique per accennare i passi traversi. Quindi ammette quattro controguardie, due basse e due alte; che due di queste dice poter essere offensive.

Nel tirare il colpo fa porlare il piede sinistro avanti il destro, e parla pure dell'Imbroccata, non intendendosi però cosa egli voglia dire. In seguito insegna a tirare di preferenza il colpo di punta alla spalla, che chiama Del punto.

E di parere che le fìnte sieno pericolose a farsi, e ci dice: "anzi voglio che dove voi spingete la punta per finta, che voi la spinghiate talmente innanzi che ella abbia a arrivare al luogo, dove voi la spingete ogni volta che il nemico non venga a opporsegli.... con ciò voi lo metterete in disordine, et allora voi potrete rivocare la vostra punta e rimettere in quel luogo dove a voi più piacera." Le finte che sono fatte passando da un punto all' altro senza minacciare assolutamente, chiama sfalsare.

Indi parla del tempo-contro-tempo e mezzotempo. Vuole che nel fare il contro tempo si esca di linea col corpo per maggior sicurezza; insegna a prendere il tempo, quando l'avversario svia la punta dalla linea del petto; e chiama mezzotcmpo quello. "che si tira quando il nemico tira a voi, e voi gli percotete la spada rompendogli prima il colpo, e subito tirate il vostro colpo. Vuole tirando che si guardi la punta della spada avversaria, perchè tenendo la vista a questa, si può meglio e più sicuramente vedere il modo del tirare dell'avversario; e del salvarsi, che non si può fare senza guardarla." Come i maestri la pensano diversamente.

Parla pur esso delle spade una per mano, della spada e pugnale, della spada e cappa, della spada e brocchiere, della spada e targa, e della spada e rotella, dando in fine un avvertimento del modo di combattere con un che sia armato di arme di dosso, che vorrà dire la corazza. Con tutto ciò puossi concludere che questo trattato non ha portato nessun miglioramento all'arte.

Testo di riferimento: Trattato di scherma: sopra un nuovo sistema di giuoco misto di scuola italiana e francese. Di Alberto Marchionni. Pubblicato da Dai Tipi Federigo Bencini, Firenze 1847.

Marcelli Francesco Antonio

(dopo la citazione sul Fabris)
Nell'anno medesimo scrisse un libro intitolato, Trattato di Scherma, Marco Docciolini Maestro di Scherma in Fiorenza.

Testo di riferimento: Regole della scherma insegnate da Lelio e Titta Marcelli, scritte da Francesco Antonio Marcelli, figlio e Nipote e Maestro di scherma a Roma. Pubblicato nella stamperia di Dom. Ant. Ercole, Roma 1686.

Contributi moderni

  • "Trattato di Scherma" 1601, di Marco Docciolini, a cura di Silvio Longhi, AIMS, codice ISBN 88-9021-900-9
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