Marcelli Francesco Antonio
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La biografia
L'opera trattatistica
Citazioni
Jacopo Gelli
Regole della scherma insegnate da Lelio e Titta Marcelli, scritte da Francesco Antonio Marcelli, figlio e Nipote e Maestro di scherma a Roma. Opera non meno utile che necessaria a chiunque desidera far profitto in questa Professione.
Dedicata alla Sacra Real Maestà di Christina Alessandra Regina di Svetia.
Parte prima — Regole della spada sola.
Parte seconda — Regole della scherma.
Nella quale si spiegano le regole della Spada e del Pugnale, Insegnate da Titta Marcelli. Con le regole di maneggiar la Spada col Brocchiere, Targa, Rotella, Cappa, Lanterna. Cò'l modo di Giocar la spada contro la Sciabola.
In Roma, 1686, nella stamperia di Dom. Ant. Ercole.
Con licenza de'Superiori.
Alla Biblioteca Casanatense di Roma, in un vecchio catalogo del principio del XVIII secolo, è notata una seconda, edizione dell'opera del Marcelli data 1689 (Mis.4°, 659).
Però non fu possibile rintracciarla.
L'opera consta di due parti che si trovano rilegate insieme e contiene un frontespizio; Sette ritratti a medaglione, incisi su rame e rappresenetanti i maestri della famiglia Marcelli; nel testo altre, stampe, incise su rame.
La famiglia Marcelli è veramente benemerita della scherma italiana alla quale recò importantissimi miglioramenti (1). L'opera di Francesco Antonio Marcelli è pregevole non solo per i principi tecnici esposti, ma anche per una breve bibliografia che precede, dalla quale si rileva l'esistenza del trattato di scherma del bolognese Moncio, pubblicato nel 1509.
Le tavole molte nitide sono state eseguite dallo stesso F. Antonio Marcelli.
Nel trattato di scherma del Lambertini è detto: la famiglia de' Marulli di Roma fu segnalata per individui armigeri; e Lelio e Titta e Francesco Antonio o scrissero o insegnarono quest'arte ginnastica.
Perchè il Lambertini la chiama de Marulli? E' forse un errore di stampa, oppure ha riscontrato che invece di Marcelli è Marulli? Noi dal canto nostro riteniamo che si tratti di un errore tipografico. Il Lambertini dice pure che l'opera del Marcelli è del 1685 e che veniva tradotta da De Liancourt, il quale la pubblicava a Parigi nel 1686.
Ora, se l'edizione di Dom. Ant. Ercole porta la data del 1686, come potevasi a'quei tempi pubblicare un' opera in Italia, e tradurla e ristamparla nello stesso anno in Francia ?
Dalla prefazione dell'opera di Francesco Antonio Marcelli si rileva che Lelio è zio dello scrittore, e che insegnava scherma in Roma; che Titta era padre dell'autore, ma che dimorava a Napoli, per l'arte sua (la scherma) è conchiude col dare alcuni consigli. Egli scrive: Leggi dunque, ma con giudizio; impara, ma con frutto; correggi, ma con ragione; discorri, ma con fondamento; e ti ricordo che, se trovi qualche eccezione in queste regole di scherma, sei un grand'uomo, e unico al mondo, mentre fino adesso, altro che tu, non ha possuto trovarla.
Che bel tipo; anzi, che bel mattacchione quel Francesoo Antonio Marcelli! Chi oserebbe pronunciarsi sul trattato del Marcelli, dopo averne letta la prefazione ?! ... Chi oserebbe affermare che tre sole guardie non bastano, o negare che le cavazioni sono NECESSARIE E PERICOLOSE?
Testo di riferimento: Bibliografia Generale della Scherma del Cav. Jacopo Gelli. Firenze. Tipografia Editrice di L. Niccolai. 1890.
Note
1. Questo scrittore discende, dice il Buja (Op. cit. a v. pag. 114) da una illustre famiglia, la quale ha avuto sei Maestri di scherma che fiorirono nelle epoche seguenti: 1. Teodoro Marcelli (1500); 2. Cencio (1590) 3. Franceschino (1600); 4. Orsino (1670); 5. Lelio (1675); 6. Titta (1683).
Di Titta Blasco Florio dice: Professore di scherma in Napoli, perfezionatore della pianta per la guardia del corpo e speculatore della botta diritta vibrata col passo trito e veloce. Fior' nel torneo del 1650. Come vedesi c'è contradizione tra il Buja e il Florio.
Alberto Marchionni
Francesco Antonio Marcelli per le stampe di Domenico Antonio Ercole pubblicava in Roma nel 1686 le Regole della Scherma insegnate da Lelio e Titta Marcelli con la dedica alla Sacra Real Maestà di Cristina Alessandra regina di Svezia ec.
Dalla prefazione si rileva che Lelio Marcelli zio dllo scrittore esercitava la professione di maestro di scherma in Roma; e che Titta era suo padre, dimorante allora in Napoli. Ci protesta l'autore che in quest'opera non havvi altro di suo che la diligenza, cui egli ha posto nel richiamarsi alla memoria tutte le regole, che aveagli suggerito suo padre nel dargli lezione, le quali, egli dice, essere le più perfette, come pure avergli svelato i più reconditi arcani, che si chiudevano nel petto di quell'oracolo della scherma.
Non dispiacerà al lettore che io qui riporti letteralmente pochi versi di tale prefazione. "Leggi dunque, ma con giudizio; impara, ma con frutto: correggi, ma con ragione; discorri, ma con fondamento (e fin qui va benissimo); e ti ricordo che, se trovi qualche eccezione in queste regole di Scherma, sei un grand'uomo, e unico al mondo, mentre fino adesso, altro che tu, non ha possuto trovarla." Chi oserebbe dare un giudizio intorno a questo trattato dopo quello così assoluto dello stesso autore?
Il Marcelli ammette tre sole guardie, e parlando della cavazione, dice: "le cavazioni sono necessario e pericolose" se l'autore vivesse gli domanderei umilmente, ch'egli m'insegnasse un'azione che non fosse pericolosa! Divide le cavazioni in quattro specie, e sono: "la prima è mezza cavazione, la seconda è la cavazione, la terza è la controvazione, e la quarta è la ricavazione."
Avverte che dovendo terminare il colpo in dentro, la mano deve essere; in quarta, e se è di fuori, la mano dev'essere in seconda. Il colpo o stoccata fa eseguire simile in tutto a quello adottato dai signori Grisetti e Rosaroll, ma la posizione della guardia è differente; il braccio destro un poco piegato, il pugno all' altezza del fianco e la punta della spada orizzontale alla mano, il braccio sinistro alzato e piegato in modo da formare un angolo acuto; il ginocchio sinistro molto piegato, ed il destro steso in avanti, ma insensibilmente piegato. Questa è la prima guardia. La seconda e la terza hanno il braccio destro un poco più alto della prima, ma sempre però piegato; ed il braccio sinistro nel modo stesso descritto da Grisetti, e Rosaroll. La punta della spada nella seconda Guardia è volta agli occhi, e nella terza al collo. Nel tirare il colpo vuole che la mano sia la prima a correre in avanti, e che immediatamente lo segua l'estensione del ginocchio sinistro, mentre si porta in avanti il piede destro alla distanza di un palmo; e si stende il braccio sinistro indietro. Osserva che nella posizione della guardia, la punta della spada è distante dal petto dell'avversario quattro palmi e forse più; ed afferma esser questo il modo migliore per mandar le stoccate lunghe e preste; e nel terzo libro in conferma di questa velocità da lui asserita, la quale acquistasi nel modo accennato di tirare il colpo, riporta la chiusa di un sonetto che dice:
"All'hor mostra piagar; quando ha piagato"
alludendo all' irreparabile stoccata di un maestro, il quale per dire che non aveva pari, basta dire che fu Giovanni Battista Marcelli.
Il colpo che si chiama da noi passata sotto, è da lui chiamato sotto botta, e l'intrecciata, che gli Spagnuoli chiamano estocada encatenada. I modi per scomporre il nemico sono da lui detti Della disordinata, della scommossa e della provocata. Egli da qualche regola dei tagli, benchè accenni essere allora in disuso; e si serve dei nomi dei colpi usati del Marozzo. Ha egli pure disegnata una figura, con qualche diversità di linee tracciate sulla figura medesima, per facilitare l'intelligenza dei colpi descritti.
Insegna che si deve parare col forte della spada, e rispondere nel momento che l'avversario si rileva. Le parate non si trovano nominate nel suo trattato; ma dice però che i colpi diretti nella linea dentro devono essere parati con il filo retto; e quelli di fuori col filo falso, che corrisponde alla posizione di sesta da me descritta; e ne da la ragione per cui vuoi che sia così fatta questa parata. Parla in seguito delle stoccate in Tempo sopra le finte; ed è il primo che tratti della prima e seconda intenzione.
Questo trattato contiene certamente eccellenti regole, molte delle quali sono ancora di non poca utilità.
Testo di riferimento: Trattato di scherma: sopra un nuovo sistema di giuoco misto di scuola italiana e francese. Di Alberto Marchionni. Pubblicato da Dai Tipi Federigo Bencini, Firenze 1847.
