Lovino Giovanni Antonio
Da Scrimipedia.
Maestro d'Arme di origine Milanese che insegnò in Francia a fine del XVI secolo.
Indice |
Biografia
Attualmente non si hanno notizie bibliografiche di questo Maestro.
L'opera trattatistica
Citazioni
Jacopo Gelli
Testo di riferimento: Bibliografia Generale della Scherma del Cav. Jacopo Gelli. Firenze. Tipografia Editrice di L. Niccolai. 1890.
La biografia
L'opera trattatistica
Opera intorno alla Practica e Theorica del bene adoperare tutte le sorti di arme; overo la scienza, dell'arme, da Giovanni Antonio Lovino. Milanese.
M. S. del secolo XVIII.
Questo manoscritto trovasi menzionato nella Bibliografia istruttiva di G. F. de Bure, Paris, 1764; volume Giurisprudenza ed arti.
Sull'arte di ben maneggiare la spada. Dedicato a Enrico III, di Giovanni Antonio Lovino.
Dalla lista dei libri di scherma redatta da M. F. W. Foster rilevasi la esistenza di quest'opera.
Antonio Marsand
Il dottor Antonio Marsand, professore emerito dell'imperiale e reale università di Padova, nel suo Volume "I manoscritti italiani della Regia Biblioteca parigina", che fornisce un catalogo delle opere italiane manoscritte conservate nel 1835, anno di stampa dell'opera, nell'attuale Bibliothèque Nationale di Francia, descrive così il Manoscritto di Lovino.
532. Sull'arte di ben maneggiare la-spada; trattato di Giovanni Antonio Lovino.
Membranaceo, in 4°, caratteri corsivi, di pagine 160, secolo xvi°, di buona conservazione.
Contiene questo prezioso codice un trattato teorico e pratico sulla scienza di maneggiare le armi da taglio, e specialmente la spada. L'autore n'è Giovanni Antonio Lovino Milanese, che così si sottoscrive nella sua lettera dedicatoria, che precede l'opera, la quale per essa lettera è intitolata — Allo invittissimo et Christianissimo Enrico III° Re di Francia et Polonia. Non so se sia stata mai data alle stampe quest'opera; ma per le molte indagini, che ho fatte, particolarmente nelle due biblioteche Milanesi Braidense ed Ambrosiana, non credo. Essa incomincia così: «Havendo io veduto, Serenissimo Re, il commune uso; anzi per dir meglio, più tosto abuso; non tanto «delle persone idiote, che fanno questa professione di armi, quanto ancora di coloro, che in essa scientia hanno composto diversi volumi, circa il modo col quale l'huomo si deve appresentare per cacciar mano alla spada; nel che tutti tirati da una certa naturale inclinatione, si fermano con la gamba dritta innanzi, senza punto considerare che » ec. ec. — In fine del codice è un Dialogo compreso in dieci pagine tra l'autore e Luigi Arluno intorno alla sopraddetta scienza di maneggiare le armi, e particolarmente la spada. Questo Luigi Arluno, Nobilissimo Gentiluomo Milanese, come leggesi in essa lettera dedicatoria, fu pregato dall'autore d'imprendere il viaggio di Parigi, ed ivi offerire in suo nome al re il presente codice; ciò che fu fatto. — Sul merito scientifico di quest'opera ne giudicheranno gli amatori e professori dell'arte. Ma quanto a' meriti esteriori del codice, posso securamente affermare, che per la sua bellezza, magnificenza, ed eleganza non era indegno d'essere offerto in dono ad Enrico III°. Finissime, e sceltissime pergamene; caratteri nitidi e costantemente uniformi dal principio al fine; e soprattutto le miniature, che lo adornano, rendono il codice, lo ripeto, veramente prezioso. Esse sono allusive al maneggio pratico, che il cavaliere deve fare della sua spada. Il disegno delle figure, il loro colorito, la disposizione loro, la loro grazia, tutto in somma mi ricorda in esse il merito d'un gran pittore. Sono al num° di 66, cioè altrettante quanti sono i capitoli in cui è diviso il trattato. Ognuna d'esse comprende circa la metà della pagina. Alcune non rappresentano che una sola figura; la più parte, due; molte, tre; e nell'ultima è un cavaliere a piedi, che si difende con la sua spada da un cavaliere armato a cavallo. Chi sia stato colui, che ha dipinte queste miniature, forse gli studiosi della scuola Milanese potranno darne giusta sentenza; ma chi sa che non convengano meco nel giudicarle opere di taluno de' famosi Lovini o Luini discepoli ed imitatori del celeberrimo Leonardo da Vinci? Certo è che l'autore del presente trattato scientifico è di quella famiglia, e quello delle miniature mi sembra poter assai degnamente appartenervi. Aggiungasi a tutto questo, il re che riceveva in dono il codice, ed il personaggio ch'ebbe l'onorevole incarico di offrirglielo. Consideri in fine il lettore, che non trovandosi altra copia di questo codice nelle due soprannominate Milanesi biblioteche, sì come ne fui assicurato dal ch° Gironi prefetto della Braidense, è pur molto probabile, che ne sieno prive tutte le altre pubbliche e principali biblioteche d'Italia, e possiamo quindi francamente reputarlo codice unico.
