Fambri Paulo

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Il testo a seguire è stato estratto dalla Bibliografia Generale della Scherma del Cav. Jacopo Gelli. Firenze. Tipografia Editrice di L. Niccolai. 1890. Convenzionalmente, il testo del Gelli è considerato come la base contenutistica di Scrimipedia.

Indice

La biografia

Dì Paulo Fantini non abbiamo nè trattati, nè altre opere, che si occupino esclusivamente di scherma; pure una Bibliografia generale della scherma non sarebbe completa se del Fambri in essa non si dicesse qualche cosa; poichè, esso molto ha detto, molto ha scritto sulla nobile arte.
E' impossibile rintracciare o citare tutto quanto il Fambri ha scritto su quest'arte, sia sotto forma di articoli, sia sotto forma di conferenze, redazioni, giudizi, pareri, occ.; tutti lavori di letteratura e d'arte commendevolissimi. Sciabolatore appassionato e valente; duellatore valoroso; scrittore esimio, non ha potuto fare a meno d'incastrare un po' di scherma e talune teorie da lui professate su di essa in quasi tutte le sue opere.
Di carattere fiero e indisciplinato il Fambri a 10 anni venne espulso dal celebre Figliasi da tutti i Ginnasi, e dai genitori fu collocato in una casa di educazione militare marittima, ove un tal Ploner, capo tamburo e maestro di scherma a tempo avanzato, gli apprese a maneggiar con la destra il fioretto, con la sinistra la sciabola. Giovanissimo ancora ebbe briga con alcuni giovani, maggiori a lui in età, e ne usci con la sinistra rovinata e con un colpo di spada nel braccio destro, ma con la soddisfazione di aver ferito i suoi avversari in grazia alla fenomenale forza di cui ora ed è dotato. Cacciato dal Bolubanwich dalla casa di correzione militare, lo zio, il matematico Cocconi, lo prese ad istruire nelle scienze esatte.
Nel marzo del 1848, quando gli eroi pullulavano in Italia, fu duce alla folla e spezzò di sue mani il cancello del carcere criminale, nel quale soffriva, tacendo, il povero Tommasèo e, per ricompensa, n'ebbe il grado di capitano della legione degli studenti liceali, di S. Caterina, ora Marco Foscarini.


Nel novembre del 1849 tornò sui banchi dell'Università di Padova; ma vi rimase poco, perchè, fatto tornare a Venezia a terminare gli studi sotto la tutela della polizia austriaca, questa gli proibì di frequentare le sale d'armi. E' pur vero, però, che Fantini di ciò si consolò, esercitandosi in casa propria con il Maracchi e con un sorgente ungherese dell'I. R. Esercito.
Nel 1850, fu processato per aver ferito due malfattori che lo avevano aggredito; ma siccome non era in odore di santità, podo mancò che il Della Rosa non lo facesse condannare a tre anni di lavori forzati. Però, gli fecero pagare 425 fiorini d'indennità alle famiglie dei due feriti, requisiti come malfattori da una circolare del colonnello Oios!
Nel 1852, agitatore mazziniano per la causa d'Italia, il Fambri rischiò d'andare all'ergastolo. Distratto, o meglio, sbadato, dimenticò sopra una tavola dell'Ateneo una quantità di stampati o lettere relativi all'agitazione mazziniana. E buon per lui, ohe tutta quella roba compromettente capitò sotto le mani del Conto G. B. Giustiniani, che gliela restituì.
Carcerato per ragioni politiche nel 1858 e sottoposto a consiglio di guerra, rimase in cella nel Castello di S. Giorgio 46 giorni; ma né il digiuno, né la forzata inazione gli tolsero il buon umore e la proverbiale e straordinaria vigoria.
Messo in libertà, il Fambri emigrò. Si arruolò come semplice soldato nel 20° fanteria, col quale fece la campagna del 1859. Passato dopo la campagna nell'esercito dell'Italia Centrale, come ufficiale del Genio, fu chiamato al Gabinetto del Governatore delle Romagn, Lionetto Cipriani, per redigere, insieme al Borgatti e al Finali alcuno note diplomatiche nelle questioni dell'Italia Centrale; creò quindi il giornale Le Romagne, ch'ebbe corta vita per il disaccordo sorto tra il Cipriani e il Fambri ed infine, per una vertenza avuta con il duellatore Flachsman, il Ministro Pinolli lo mandò al reggimento di Ferrara.
Più tardi venne espulso da Palermo, d'ordine del generale Calderini, per aver colpito a morte, in una delle principali vie, un noto o temibile capo-mafioso, che aveva insultato un ufficiale ch'era al fianco del Fambri.
A questo tenne dietro il fatto del Filibeck, a Napoli, e quindi il duello con il direttore dell'Italia del Popolo.
Nel 1866, apertasi la campagna contro l'Austria, riprese servizio nell'esercito italiano, e a tutte sue spese.


Durante la campagna, col Massari o col Marselli, disimpegnò importanti incarichi, e tra questi la ricognizione, e gli studi del campo trincerato della Boara, e da solo il piano d'assedio e d'espugnazione di Malghera.


Tornato a vita privata, fu eletto più volte deputato di Venezia, e nel Parlamento esplicò al massimo grado il suo spirito battagliero, fino a che un grave lutto, la morte di Rosa de Tott, di lui moglie, lo impressionò talmente da paralizzarne ogni attività.
Il carattere, l'intelligenza originalissima o vigorosa, la vastità della cultura di Rosa de Tott ebbero gli omaggi di Niccolò Tommasèo, una commemoraziono del Mariotti, ed una del Gabelli, Salmini e Galanti, Bonghi e Nencioni scrissero per la compianta consorte di Paulo Fambri bellissimi versi e bellissima prosa.
Di Paulo Fambri si hanno moltissime e pregevoli opere, delle quali: La Giurisprudenza del duello - Le Novelle cavalleresche — La relazione al Ministro della Guerra sul trattato dì scherma di Masaniello Parise, sono quelle che più direttamente hanno rapporti con la scienza delle armi.
In questi ultimi tempi ha tenuto molte conferenze sulla legislazione del duello, sulle corti d'onore e sulla scherma. Di queste il discorso sulla Spada, fu pubblicato in francese nella Revue Internationale (1).
La necessità e il carattere particolare dell'opera c'impediscono dire di più e di meglio del Fambri, di questo schermitore, che pur avendo la destra impedita da 25 anni, schermisce di sciabola con la sinistra.
Paulo Fambri è nato in Venezia la notte dell'11 novembre del 1827.


L'opera trattatistica

Relazione al Ministro della Guerra sul trattato di scherma di Masaniello Parise. Roma, 1884, Tipografia Nazionale.

(Veggasi il Trattato di Scherma di Masaniello Parise).


Novelle Cavalleresche. Torino, 1888, Ermanno Loescher editore.

Nella terza ed ultima novella, parlasi a lungo di scherma e dell'Agrippa.


Note

1. Una serie di articoli del Fambri sulla scherma, apparvero nell'Italia Militare; un articolo di circa 20 pagine. In lingua francese fu pubblicato dalla Revue Internationale quando era diretta dal Conte Angelo De (cognome illeggibile) sotto il titolo d'Epés. Seguono poi tutte le conferenze sulla scherma e sul duello, che speriamo di veder presto pubblicate, tenute dal Fambri a Padova (in favore del fioretto napoletano) - a Venezia, due nel 1833, sulla giurisprudenza del duello; a Padova, a Firenze, a Roma, a Milano, a Trieste, sulle corti d'onore e sulle nuove disposizioni penali, pure nel 1888, un lungo articolo nella Nuova Antologia dell'ottobre 1888 ecc


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