Capoferro Ridolfo
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La biografia
Nessuna.
L'opera trattatistica
Citazioni Bibliografiche
Jacopo Gelli
Esiste una prima edizione precedente a quella del 1610.
Veggansi più sotto le ragioni.
Sconosciuta.
Gran simulacro dell’arte e dell'uso della scherma di Ridolfo Capoferro di Cagli, Maestro dell'eccelsa nazione alemanna, nell'inclita città di Siena. Dedicato al Serenissimo Sig. Don Federigo Feltrio della Rovere Principe dello Stato d’Urbino. In Siena, 1610, al sopportico de' Pontani. Appresso Saluestro Marchetti, e Camillo Turi. Con licentia de'Superiori e con Privilegi.
Contiene il titolo: a tergo del quale il frontespizio con lo stemma del Duca di Urbino; il ritratto del maestro, che forma un secondo frontespizio e 48 bellissime stampe, incise su rame da Raffaello Schiamirossi.
Dedica, Tavola, Al lettore.
Opera rarissima.
Sotto la tavola prima, nella copia che possiede l’autore di questa Bibliografia, è scritto di pugno dal Capoferro: << Acciocchè la spada sia trattabile e ben contrapesata devi osservare, che la lama quando si metta a cavallo non sia di peso più che once 15, le guardie 10, ed il pome 12. Se così, sarà leggera e ben aggiustata >>.
Il testo di 42 pagine precede la prima tavola. La spiegazione dell'azione, rappresentata da una tavola, è stampata a tergo della figura o tavola che precede.
Libro assai bello e raro.
Del trattato del Capoferro deve esistere una edizione precedente a quella del 1610. Edizione, che non abbiamo trovata menzionata in alcuna bibliografia o trattato di scherma.
La certezza dell' esistenza di una edizione precedente a quella citata deducesi da prove materiali irrefragabili.
Possediamo 28 tavole del Capoferro, delle quali, le tavole 5 e 19 in doppio, che non sono eguali a quelle del trattato del 1610, perchè il testo, la descrizione dell'azione non è stampata a tergo delle tavole, ma sebbene sotto ciascuna di esse.
I caratteri pure sono differenti, e mancano tutti gli ornamenti tipografici che si veggono nell'edizione di Siena.
Che l'edizione del 1610 sia la seconda e non la prima lo provano varie circostanze grafiche, per cosi dire, delle tavole stesse. Le tavole da noi possedute sono molto meglio disegnate e riprodotte che non quelle della edizione senese del 1610, non solo, ma gli ornamenti e i paesaggi che formano lo sfondo delle varie tavole, mancano nell'edizione di Siena del Marchetti e Turi.
Il paesaggio della tavola 5a di questa edizione è composto di più case che non in quella che è nella nostra collezione; la torre della tavola 19, che nella collezione dell'autore della presente opera ha quattro finestre, non ne ha alcuna nell'edizione Turi; la parte che rappresenta il terreno nella figura 20 della supposta prima edizione è divisa con linee; mentre non è così nella corrispondente del Turi; egualmente la 23a, la 29a, la 33a, la 35a ; 1'ottava ha per fondo un porto. di mare con le relative navi ecc, che manca nell'edizione di Siena del 1610.
Infine la tavola 4a da noi posseduta rappresenta nel fondo il diluvio universale; mancante nella corrispondente del citato trattato. Altre differenze si riscontrano egualmente nelle altre tavole.
[parte illeggibile]
Il Capoferro ha diviso il suo <<gran simulacro dell'arte ed uso della scherma>> in tredici capitoli. Egli è tra i primi che parlino di misura e di tempo. Dà la lunghezza della spada (quanto il braccio – Capitolo III) e la divide in forte e debole.
L'introduzione nella scherma della teoria sui gradi della spada è di tale e tanta importanza, ha portato tale sconvolgimento nei vecchi metodi schermistici, ha aperto nuovi orizzonti ed ha fatto fare tale un passo di gigante all'arte nostra sulla via del progresso, che meritamente il Capoferro può chiamarsi il rigeneratore della scherma italiana, che gli va debitrice di un miglioramento marcatissimo.
La stoccata del Capoferro è pressoché quella praticata oggidì dalla scuola mista. Ma che differenza, però, se si confronta l’a-fondo del Capoferro con quello della Scuola Marchionni, con quello Napoletano, o del metodo Parise! Specie quest' ultimo, se lo si paragona colla scherma del capoferro, sembra di osservare un pigmeo rachitico, accanto ad un perfettissimo gigante.
Il Capoferro c'insegna inoltre a cavare e a controcavare; ammette sei guardie, di cui la bassa (terza) è la guardia più sicura, com'egli ha scritto.
Tratta, infine, della imbroccata, delle passate, nonché dell'inquarto.
Conciso, succoso, come dice il Masiello, con larghe vedute, ottime definizioni e un modo anche di difendersi da ogni sorta di colpi, mercè una parata <<di riverso al ferir d'imbroccata>>, che molto più gioverebbe se fosse spiegata meglio.
Da quanto siamo finora venuti dioendo, chiaro apparisce che questo trattato, non solo merita di essere ricercato oome opera bibliografica, ma anche studiato dal lato tecnico.
Alberto Marchionni
Nel 1610 Ridolfo Capoferro da Cagli diede alle stampe un trattato di scherma intitolato "gran simulacro dell' arie ed uso della scherma" dedicato al serenissimo Don Federigo Feltrio della Rovere principe dello stato d'Urbino.
Quest'opera è divisa in tredici capitoli, i quali vertono sulla scherma in generale, sulla definizione e dichiarazione della medesima. Nel terzo capitolo abbraccia la divisione della scherma, la cui prima parte è posta nella conoscenza della spada, come la seconda in quella della misura. Passa quindi a ragionare del tempo, e parla della positura della persona e principalmente della testa. Nel settimo capitolo passa a trattare della vita, poi delle braccia, e delle coscie, gambe, piedi e del passo. Nel decimo capitolo ragiona della difesa e della guardia; scende poi a trattare della misura stretta, del ferire, ed in fine del pugnale.
Il nostro autore al § 3 del capitolo I. appalesa sentimenti generosi e carità di patria così esprimendosi... "ama la propria sua vita, et la salute della patria sua, essendo obbligato a spender quella amorevolmente, et valorosamente in servitio di questa."
Parlando nel Capit. II della definizione della scherma dice: "è un arte di ben difendersi con la spada ed è arte, perché è una ragunanza di precetti perpetuamente veri e bene ordinati."
Dice nel capit. III che la spada deve essere lunga quanto il braccio due volte, dividendo la medesima in due parti, cioè in forte e debole.
Ragiona nel IV della misura "larga, stretta, strettissima", ma non vi è niente di rimarchevole.
Nel V Capitolo parla del Tempo. "Il vocabolo tempo nella scherma, dice, viene a significare tre cose diverse" su che fa dei ragionamenti giustissimi.
Nel VI ragionando della persona e primieramente della testa, non ci dice nulla d'interessante.
Nel VII vuole che stando in guardia e cercando la misura la vita sia piegata, e penda a dietro a scarpa. Nel vibrare il colpo dice: "nel ferire la vita si spinge innanzi, si che la coscia diritta con la vita formi un angolo ottuso, e la punta della spalla risponda alla punta del piè diritto.... si chè per la diversità del ferire di fuori e di dentro, pendendo alquanto più dall'una, che dall'altra banda ec."
Quindi scende a concludere: "il fine perché la vita stia così piegata, et per questo prima, perché in questo modo più si allungano e più si scuoprono, et meglio si guardano, et difendono le parti che si possono offendere.... dipoi cosi nel ferire si portano le botte più lunghe, più preste et più gagliarde"
La figura vibrante il colpo disegnata nella tavola 5 è molto simile a quella del giuoco misto.
Nel Cap. VIII e IX dice che : "Nello stare in guardia il braccio diritto ha da stare alquanto piegato... e nel ferire vuoi essere disteso in linea diritta mentre il braccio manco vuoi essere tanto disteso, che faccia con il braccio diritto una linea retta". Dalla spiegazione (per la figura che rappresenta nella Tav. 5 il colpo tirato) si rileva che il piede diritto dalla posizione della guardia è portato in avanti più di un piede, e fa stendere il ginocchio sinistro nel vibrare il colpo.
Il Cap. X riguardante la difesa della guardia è alquanto oscuro, dandone tale definizione al § 96 "La difesa è la seconda parte del maneggio della spada, la quale ci ammaestra di adoprare la spada per nostra difesa, et ha due parti, delle quali, la prima è la difensiva, e l'altra è l'offensiva". Pareva che dietro tale promessa avrebbe parlato delle parate, ma invece non ne fa neppure menzione.
Parlando nel Cap. XI del modo di cercar la misura dice: "Tre modi son di cercar la misura perchè la cerco o mentre io mi muovo, e 1'avversario si ferma, o quando io mi fermo, e l'avversario si muove, o quando io tiri muovo, e l'avversario si muove." Nel corso di questo capitolo trovansi utilissimi insegnamenti.
Sul modo del ferire, discorso nel capit. XII così si esprime: "Il ferire è l' ultima attione offensiva della scherma, nella quale, arrivato che sono a misura stretta, mi muovo con la vita, con le gambe e con le braccia tutto in un tempo spinte innanzi a più potere a ferire l' avversano .... Il ferire si fa in tre modi; perché posso ferire l'avversario mentre, che io mi fermo, e lui si muove per cercare la misura, o per ferirmi; o mentre che egli si ferma, et io mi muovo per cercare la misura; o perché ambidue ci muoviamo a cercare la misura et a ferire." Seguita a dare nel corso del capitolo eccellenti avvertimenti.
Il Capit. XIII è riserbato a parlare del pugnale, la qual'arme, non essendo più in uso in duello; ci dispensa di qui farne menzione.
Quantunque trovisi in diverse parti dal Capoferro usata la parola parare, e alla pagina 35 specialmente dice: "si para di filo diritto, quanto di filo falso, benché rade volte, così in linea diritta, come in linea obliqua, hora con la punta alta, hora bassa, hora in su, hora in giù" pure non dà loro nessun nome.
A pagine 44 da una dichiarazione delle guardie. Esso ammette sei guardie chiamandole Prima, Seconda, Terza, Quarta, Quinta e Sesta.
A pagine 28. al § 6. dice "Della guardia più sicura. La quale è la guardia bassa chiamata di Terza." Con ciò verrebbe ad ammettere una sola guardia per buona!!
Al § 9. insegna il modo di guadagnare la spada, al § 14 spiega perché si debba Cavare, e Controcavare.
A p. 52 parla dell'Imbroccata la quale sembra essere' una parata d'incontrazione.
Dalla Tav. II. ove sono disegnate due figure, si rileva che fa eseguire la passata sotto portando il piede sinistro in avanti, e la chiama azione sotto la spada nemica e a p. 62. la fa eseguire portando il piede diritto in avanti, come attualmente si fa, e da esso viene chiamata quest'azione, Figura che ferisce tolto la spada nemica di Contratempo senza parare, solo con l'abbassare la vita.
S'osservi che anche l'altra passata sotto è fatta sul tempo, cioè senza formare parata.
A pag. 70. e alla Tav. 19 vi e una figura che rappresenta l'Inquarto.
Fa anche quest'autore eseguire la presa di mano, ed insegna il giuoco di spada e pugnale, di spada e Cappa come pure di Spada e Rotella. Questo trattato è corredato di 45 tavole assai ben disegnate, ed è ripieno di eccellenti precetti, e non par possibile come quest'autore abbia potuto in fine del trattato cadere in quest'assurdo, scrivendo l'ultimo suo capitolo, che fedelmente riporto per intero; questo è il titolo:
Modo sicuro di difendersi da ogni sorte di colpi con una parata di riverso al ferir sempre d'imbroccata.
Volendo por fine a questa mia opera, non mi è parso fuor di proposito sigillarla con questo breve discorso quale solo consiste in dimostrar la virtù, et l'attione della prima, e quarta guardia, ritrovandosi nella prima, l'offesa, et nella quarta la difesa, principio e fine di qualsivoglia onorata briga atteso che la quarta difende di qual si voglia colpo risoluto, e irresoluto et prima offende l'avversario, et però è necessario dire (per essere ambi due fidelissime compagne) che il principio de l'una sia il fine dell'altra, et così senza principio, e fine vadino principiando, e finendo, poiché la prima incomincia da alto et finisce in quarta al quanto bassa, et questo per due ragioni. Prima perché se l' avversario tirasse di punta o di taglio, passando alquanto con il piè sinistro, nel parare con un riverso verso le parti destre dell'avversario spingendo il piò destro, può ferire d'imbroccata nel petto, e con tal fine si ritorna nella guardia quarta, seconda perche l'avversario non puole offendere se non le parti destre, quali facilmente con l'ascendente di detta quarta vengono difese, dimostrando però in tali attioni ardimento nella faccia, occhio presto in conoscere le parti scoperte, e coperte dell'avversario, fortezza, a prontezza nelle gambe, braccia, e mani; prontezza nel parare, e ferire, et agilità nella vita, e questa è la natura della prima, e quarta guardia (1).
Testo di riferimento: Trattato di scherma: sopra un nuovo sistema di giuoco misto di scuola italiana e francese. Di Alberto Marchionni. Pubblicato da Dai Tipi Federigo Bencini, Firenze 1847.
Note
(1) Se questo sistema fosse dall'autore più chiaramente esposto, e se un modo di parare producesse l'effetto da Esso indicato nella sua intestazione, servirebbe solo questo modo di difendersi senza perdere degli anni per apprendere i diversi modi di parare.
Marcelli Francesco Antonio
Il Gran Simulacro dell'Arte della Scherma, fu composto da Ridolfo Capoferro da Cagli, e fu stampato nel 1610.
Testo di riferimento: Regole della scherma insegnate da Lelio e Titta Marcelli, scritte da Francesco Antonio Marcelli, figlio e Nipote e Maestro di scherma a Roma. Pubblicato nella stamperia di Dom. Ant. Ercole, Roma 1686.
Filippo Vecchietti, Tommaso Moro
CAPOFERRO (Ridolfo) cittadino di Cagli, si segnalò nel secolo XVI., e nell'incominciar del seguente coll'esercizio della scherma, in cui potea riputarsi all'età sua molto eccellente. Costretto egli per occasion di alcune gare cittadinesche a girsene lungi dalla patria, che mai più non rivide, fissò la sua dimora in Siena, dove per molti anni tenne scuola di scherma a comune istruzione, e spezialmente della nazione Alemanna. Di lui parlò Antonio Gucci Antiquario Cagliese nelle sue Selve, che mss. si serbano nella Segretaria di quella città(I). Stampò: Gran simulacro dell' arte, e dell'uso della Scherma dì Ridolfo Capoferro da Cagli, Maestro dell'eccelsa Nazione Alemanna nell'inclita Città di Siena, dedicato al Sereniss. Signor D. Federigo Feltrio della Rovere, Principe dello Stato di Urbino. In Siena al Supportico de' Pontani appresso Silvestro Marchetti, e Camillo Turi ec, MDCX, in 4. bislungo, e tutto figurato.
(I) L. E. pag. 143. terg.
Testo di riferimento: Biblioteca picena, o sia notizie istoriche delle opere e degli scrittori piceni, presso Domenico Antonio Quercetti, Osimo 1793
Collegamenti esterni
- Traducción al castellano de la obra de Ridolfo Capoferro (traduzione del trattato di Capoferro in Castigliano)
