Agrippa Camillo

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Camillo Agrippa fu uno schermidore, architetto, ingegnere e matematico italiano del Rinascimento. È considerato uno dei più grandi teorici della scherma di tutti i tempi.

Indice

La biografia

Camillo Agrippa fu originario di Milano, ma visse e lavorò a Roma come architetto.

Agrippa non fu un Maestro di Scherma, ma piuttosto un genio eclettico che mise per iscritto le sue idee sulla scherma, probabilmente dovute più a intuizioni personali che alla pratica di sala secondo schemi prestabiliti.

Agrippa è stato un contemporaneo di Michelangelo e i due, probabilmente, si conoscevano (o così afferma Agrippa nel suo Trattato di trasportare la guglia in su la piazza di S. Pietro).

L'opera trattatistica

L'opera più famosa di Camillo Agrippa è sicuramente Trattato Di Scientia d’Arme, con un Dialogo di Filosofia, stampato per la prima volta nel 1553 e dedicato a Cosimo I duca di Toscana.

Il trattato, pur riprendendo molto dai Maestri di scherma che stamparono precedentemente, risulta innovativo per l'epoca a causa del continuo parallelo fra scherma e schemi geometrici. L'esposizione segue un sistema ingegneristico, in cui posture e azioni di base da eseguire durante l'esercizio delle tecniche, una volta descritte, vengono sostituite nella scrittura dal richiamo a una lettera alfabetica. Questo sistema, simile alla moderna programmazione per subroutine, rende in qualche modo ostica la lettura dell'opera, almeno rispetto agli altri trattati dell'epoca pervenuti e più discorsivi.

Sempre in maniera ingegneristica, Agrippa introdusse un sistema di guardie semplificato: prima (A), seconda (B), terza (C) e quarta (D), da eseguire a piedi uniti o a piedi larghi. Questo sistema si affermò rapidamente, andando a sostituire, in maniera più o meno ampliata, nella trattatistica successiva, incentrata sull'uso predominante della punta, le numerose Guardie dai nomi arcaici usate nella scuola bolognese. Infine, Agrippa è probabilmente il primo trattatista di scherma ad utilizzare il termine inquartata.

Rispetto ai predecessori, Agrippa mise particolare enfasi sull'utilizzo della punta come colpo fondamentale, arrivando quasi a tralasciare l'utilizzo dei colpi di taglio. Di conseguenza sottolinea l'importanza di avere la spada davanti al corpo anziché dietro. Tanto da essere considerato come colui che maggiormente ha influito sulla evoluzione della scherma di punta.

In realtà, le recenti scoperte di manoscritti mai andati in stampa, quali il Manoscritto Anonimo Riccardiano o gli scritti di Francesco Altoni, sembrano inserire le idee dell'Agrippa in un sistema schermistico centro-italico più diffuso di quel che si credeva.

L'opera dell'Agrippa fu quella che, probabilmente, ispirò tutta la successiva scuola schermistica spagnola che ebbe origine con gli studi di Carranza.

L'opera fu considerata talmente importante da avere numerose ristampe. Fra le più famose si citano quella a Venezia nel 1568 a cura di Antonio Pinargenti, che ristampò contemporaneamente anche l'opera di Marozzo, e quella del 1604, sempre a Venezia, a cura di Roberto Maglietti, nella quale furono rifatti i disegni.


Nel 1585 Agrippa scrisse anche un trattato militare dal titolo Dialogo di Camillo Agrippa milanese del modo di mettere in battaglia presto e con facilità il popolo di qual si voglia luogo con ordinanze e battaglie diverse.


Al di fuori del campo schermistico o militare, Camillo Agrippa diede alle stampe anche le seguenti opere:

  • Trattato di trasportare la guglia in su la piazza di S. Pietro, 1583
  • Dialogo sopra la generatione de venti, baleni, tuoni, fulgori, fiumi, laghi, valli et montagne, 1584
  • Nuove invenzioni sopra il modo di navigare, 1595

Citazioni bibliografiche

Jacopo Gelli

Testo di riferimento: Bibliografia Generale della Scherma del Cav. Jacopo Gelli. Firenze. Tipografia Editrice di L. Niccolai. 1890.

La biografia

Agrippa, o Aggrippa. Maestro d'Arme e autore.

L'opera trattatistica

Trattato di Scientia d'Arme, con un Dialogo di filosofia di Camillo Aggrippa, Milanese.
In Roma 1558, per Antonio Blado stampadore Apostolico.
Con privilegio della Santità di nostro Signore Papa Giulio II per anni dieci.

Questo trattato di pagine LXX è preceduto dal ritratto dell'autore in ovale: al titolo stampato a tergo del ritratto segue l'inibitio per decennium; quindi la dedica All'Illustrissimo, et eccellentissimo signor Cosimo dei Medici, Duca di Fiorenza; fatta per mezzo di lettera, datata da Roma il 15 marzo 1558. Segue quindi una tavola rappresentante l'Agrippa seduto in mezzo ai suoi discepoli a'quali insegna le basi della sua arte. Questa tavola, come quella allegorica che segue la pagina LXIII e nella quale viene rappresentato l'Agrippa trascinato via dai Veneti, mentre i Romani cercano di trattenerlo (1), si ritengono opera del Buonarroti, come rilevasi da una nota, vergata dal Tasso, in calce ad una di queste tavole di un esemplare che, alcuni anni or sono, faceva il giro delle collezioni dei bibliofili fiorentini.
Però a detta del Bosio, queste figure sarebbero state disegnate da Leonardo da Vinci. A Firenze invece, da alcuni professori della Galleria furono giudicate opere dello Stradano.
Le 55 figure dimostrative, intercalate nel testo, assai ben disegnate e benissimo riprodotte, fanno di questo trattato, già preziosissimo per l'arte schermistica, un vero gioiello bibliografico; talchè, un bell'esemplare difficilmente si ottiene a meno di 150 a 200 lire.
Alla fine, il Dialogo di Camillo Agrippa.

Di M. Camillo Agrippa, Trattato di Scienza d'Arme, Et un dialogo in detta materia.
La Venezia 1568, appresso A. Pinargenti (2).

In frontespizio racchiude il titolo dell'opera e il ritratto dell'autore. Il volume contiene 19 figure intercalate nel testo. Mancano le due tavole grandi. Questa seconda edizione del trattato dell'Agrippa è dedicata a Don Giovanni Manriche, Cameriere di S. M. Cesarea, dal pittore Giulio Fontana, che curò, e al quale si deve, questa edizione, che in nulla differisce nel testo dalla prima.
L'aspetto del libro è modificato assai; il ritratto dell'Agrippa è molto più piccolo; e le sue incisioni, simili a quelle della prima edizione, sono molto inferiori agli originali.
Il Riccardi (Bibl.Mat.Ital.), registra questa rara opera per il Dialogo di filosofia' che si trova alla fine (3).

Di M. Camillo Agrippa, Trattato di scienza d'arme et un dialogo in detta materia.
In Venetia, anno 1604, Robetto Maglietti.

Frontespizio che racchiude il titolo, il ritratto dell'Agrippa e il suo stemma gentilizio; lettera al magnifico signor Filippo Guidalotti; Tavole o indici; Proemio; pagine 71.
Questa terza edizione, simile alla seconda, è priva delle due grandi tavole attribuite a Michelangelo e non contiene che cinquanta delle cinquantacinque figure dimostrative della prima edizione, riprodotte in questa molto malamente. Alla fine, il Dialogo. Anche questa ristampa è piuttosto rara ed è un bello esemplare al paga sempre da 80 a 40 lire.

Il trattato dell'Agrippa che può dirsi quello del Marozzo riveduto e corretto, portò un grandissimo incremento alla teorica della scherma. Forse allievo del Marozzo, Camillo Agrippa ne abbreviò, ne modificò il trattato, spogliandolo di molte superfluità e vi aggiunse di suo moltissime norme suggeritegli dalla lunga esperienza. Però, benché egli debba essere ritenuto come uno dei migliori maestri antichi, che vanti la scherma italiana e straniera, pure non sarebbe esatto attribuire esclusivamente all'Agrippa la preponderanza esercitata sempre dalla scherma italiana in Europa.
L'Agrippa ammette quattro guardie principali, nominandole prima, seconda, terza e quarta. Le posizioni della prima e seconda guardia sono posizioni che non hanno equilibrio. I piedi vi sono quasi riuniti; la parte superiore del corpo inclinato molto in avanti, per cui doveva essere difficilissimo restare in questa posizione senza perdere l'appiombo.
Il braccio armato è steso in avanti al livello della testa e la mano, girata in prima, tiene la spada in modo, che l'indice con la massima facilità può esser reciso con un colpo di taglio. Il modo d'imbrandire la spada è identico a quello insegnato dal Marozzo.
La seconda guardia differisce dalla prima per avere il braccio diritto un poco più basso (all'altezza del mento).
Nella terza guardia il piede dritto è in avanti; la coscia un poco piegata, come nella guardia che pratichiamo oggigiorno; la gamba sinistra stesa, con l'estremità del piede posato a terra, il calcagno alzato e il braccio sinistro come nelle altre guardie; ma il braccio destro in avanti insensibilmente piegato; il pugno all'altezza dell'ombelico; la lama della spada stesa in avanti a sè orizzontalmente, con il pugno nella posizione media, come usa oggi la scuola mista italiana, cioè con il pollice rivolto verso l'alto.
La quarta è quasi simile alla terza per la posizione delle gambe: solamente, il piede sinistro riposa perfettamente a terra; il corpo è più inclinato in avanti; il braccio sinistro è alzato e piegato in avanti; la mano sinistra, senza il pugnale, aperta al di sopra della testa.
L'Agrippa è il primo che faccia fare l'inquarto (fig 3 del Capitolo XVII).
Questo per la prima parte.
Nella seconda descrive vari combattimenti di due contro due e di tre contro due, il modo di battersi con due spade una per mano; la maniera di gettare a terra l'avversario traversando la gamba sinistra sotto la destra dell'altro, insegna, infine, a servirsi della Rotella e delle armi in asta (Alabarde).
Il Marchionni chiama l'Agrippa "Cornelio", confondendolo forse col tedesco Enrico Cornelio Agrippa di Nettelsheim, autore della Nobiltà delle Donne della Vanità delle scienze (Venetia, 1552) dei Commentarii in ostem brevem (Lullianam, Argentinae, 1598): della Encomium Asini (Hanonice, 1619); dell'Epistola ad Erasmus (tomus 3)
Agrippa Cornelio, milanese, figliuolo di Antonio, dice il Mazzucchelli, fiorì in concetto di buon filosofo e matematico, ma particolarmente di eccellente architetto e ingegnere, dalla metà del secolo XVI, fin verso alla fine del medesimo. Egli si distinse principalmente in Roma, ove diede prove del suo ingegno, e col far ascendere fino alla sommità del Monte Pinzio l'Acqua Vergine (4), e col dire e pubblicare il parer suo intorno al trasportare la Guglia sulla Piazza di S.Pietro (5). Oltre le molte sue opere che sono a stampa, il Cianonio (6) riferisce pure aver egli scritto alcuni dialoghi De muniendis arcibus et inexpugnabilibus adversus quorumcumque hostium impetum reddendis, i queli nell'anno 1584 in cui scriveva il Cianonio, non erano per anco stati pubblicati, nè ci consta che lo fossero appresso.

Di M. Camillo Agrippa, Dialogo sopra la generatione de venti, baleni, tuoni, fulgori, fiumi, laghi, valli et montagne.
IN ROMA Appresso Bartholomeo Bonfadino, & Tito Diani, 1584.

Di M. Camillo Agrippa, Dialogo di Camillo Agrippa milanese del modo di mettere in battaglia presto & con facilità il popolo di qual si voglia luogo con ordinanze & battaglie diverse.
Appresso Bartholomeo Bonfadino, nel Pellegrino, 1585.


1. Sembra che con questa tavola il Buonarroti volesse alludere alla grande fama di cui godeva l'Agrippa, al trattato del quale vennero concessi privilegi fino allora sconosciuti.
2. Nello stesso anno il Pinargenti pubblicò pure l'opera del Marozzo.
3. (Ved, Riccardi). Libri, Catalogue, 1861, detto, Hist. des sciences mathematiques - nel quale tratta della gravitazione dei pianeti.
4. Picinelli, Ateneo dei Letterati milanesi, pag.100.
5. Cianonio, Biblioth. col 405. L'opera dell'A. porta il titolo: Trattato di trasportar la guglia in su la piazza di S. Pietro, Roma, 1583-84.
6. Loc. cit. 7. Il primo trattato, secondo gli autori citati, sarebbe quello spagnuolo di De la Torre e Pons; Il secondo quello del Moncio (1509); Il terzo quello del Manciolino (1531); il quarto quello del Di Luca (1532); Il quinto quello del Marozzo (1536), perchè ignoravano l'esistenza dell'altro del Marozzo del 1517.

Note

Di Camillo Agrippa, scrive il Morsicato-Pallavicini al cap. V, della Scherma Illustrata:
Camillo Agrippa di natione Italiana scrisse nel 1536, e fu il primo che stampò di linee, angoli, diametri etc.
E, a sua volta, Marcelli dice che Camillo Agrippa fu il sesto (7) autore che scrisse di scherma, ma fu il primo che la regolasse con linee matematiche e stampò nel medesimo anno 1536 co'l titolo Trattato di scienza d'arme et un dialogo in detta materia.
Il Gelli si chiede: Come va allora che il primo trattato dell'Agrippa vide la luce nel 1553? Forse che il Morsicato e il Marcelli lo confondono con il Marozzo?

Alberto Marchionni

Trovo che il trattato di scherma di Cornelio Agrippa milanese fosse ristampato in Venezia da Antonio Pinargenti nel 1568 per le cure di Giulio Fontana pittore, il quale, dedicandolo a Don Giovanni Manriche cameriere di S. M. Cesarea cosi si esprime: "Le figure di essa (teoria) erano omai dalla vecchiezza consunte". In questa ristampa avvi pure una dedica dell'autore a CosiMO de' Medici Duca di Toscana in data del 15 Marzo 1553.

Vari maestri di scherma, cioè il Morsicato, il Marcelli ed il Bertelli dicono che l'Agrippa scrisse il suo trattato nel 1536. Ne verrebbe la congettura che la ristampa del Pinargenti fosse la terza, giacchè l'istesso Fontana non poteva dopo il lasso di 52 anni chiamar vecchie le figure di questo trattato, il quale per molti lati è pregevolissimo specialmente per essere stato il primo in cui si applichino la geometria e le matematiche alla Scherma. I compilatori del Dizionario della Crusca così riportano: "Gli Italiani, dice il Bossi, al risorgere delle scienze e delle arti furono i primi a stendere ed a pubblicare precetti di scherma, e molti ne comparvero appresso noi nel secolo XVI, uno tra gli altri di un certo Agrippa le cui figure si pretendono delineate dal celebre Leonardo da Vinci."

Io posseggo le figure disegnate per questo trattato, e più due composizioni con molte figure, relative alla scherma, che vedute da diversi impiegati di questa R. Galleria di Firenze, sono state giudicale del pittore Stradano.

L'Agrippa ammette quattro guardie principali, nominandole, prima, seconda, terza e quarta. Le posizioni della prima e seconda guardia sono attitudini che non hanno equilibrio. I piedi son quasi riuniti, l'alto del corpo inclinato molto in avanti, per cui difficilissimo doveva essere il restare in questa posizione senza perdere l'appiombo. I1 braccio armato è steso in avanti al livello della testa, e la mano girata in prima tiene la spada in modo, che l'indice con la massima facilità può esser reciso con un taglio, ceme ha osservato parlando del Marozzo, perchè la spada è imbrandita nel modo stesso.

La seconda guardia solo differisce dalla prima per avere il braccio diritto un poco più basso, cioè all'altezza del mento.

Nella terza guardia il piede diritto è in avanti, la coscia un poco piegala come nella guardia attuale, la gamba sinistra stesa con l'estremità del piede posante in terra ed il calcagno alzato e il braccio sinistro come nelle altre guardie; ma il braccio destro in avanti insensibilmente piegato, il pugno all'altezza dell'ombellico, la lama della spada stesa avanti a se orizzontalmente, con il pugno nella posizione media attuale, cioè con il pollice rivolto in alto.

La quarta è quasi simile per la posizione delle gambe alla guardia antecedente, menochè il piede sinistro riposa perfettamente in terra; l'alto del corpo è più inclinato in avanti che non lo è nella terza guardia, il braccio diritto e la spada sono nella stessa posizione dell'altra; il braccio sinistro è alzato e piegato in avanti, la mano aperta senza il pugnale al di sopra della testa. L'attitudine della figura sarebbe quasi simile al mezzo allungo, che fa fare il maestro La-Faugère, se avesse il braccio diritto alzato ed il sinistro basso.

Al Capitolo II e III da una spiegazione delle figure geometriche che vi sono disegnate.

Mi pare che il nostro autore, tanto dalla resultarmi del Capitolo XII come dalla figura che gli serve di corredo, sia il primo che faccia tirare il colpo portando il piè destro in avanti; ed in questo pure mi conferma ciò che dice nella prima parte al Capitolo III pag. 10. "Donde resta facoltà al nemico, quale starà in questa forma stretta di ferirlo quasi con un palmo di spada a vantaggio, potendosi spinger contro con maggior passi e più brevità ec."

Com'io diceva, la figura correlativa al suddetto Capitolo III è molto più aperta con le gambe di quella della quarta guardia, il corpo più inclinato in avanti, il braccio sinistro steso indietro quasi al livello della spalla.

Ecco ciò che dice in questo capitolo "anderebbe a ferirlo di sopra detta quarta, stendendosi verso di lui siccome in questa figura che seguita."

L'Agrippa è pure il primo che faccia fare l'Inquarto, come si vede dalla figura disegnata al capitolo XVII in cui avvi la descrizione.

Nella seconda parte si trovano descritti varii combattimenti di due contro due, e di tre contro due; il modo di battersi con due spade una per mano, la presa di mano, la maniera di gettare a terra il suo avversario, traversando la gamba sinistra sotto la destra dell'altro, come pure il servirsi della Rotella e delle armi in asta (Le figure del capitolo XVI sono rappresentate armate di una Alabarda).

Nel capitolo I parla del modo di difendersi e offendere il nemico in questi termini "o siano guardie, ovvero atti o movimenti di vita, ne li quali doveva l'huomo variar cosi et esercitarsi per difender se et offendere il nemico: come saria di prima in seconda, di seconda in terza, di terza in quarta, o per il contrario: ovvero di prima in terza, o quarta o di seconda in quarta, o prima, o diversamente in altro modo secondo parrà a li interessati che torni meglio". Egli preferisce i colpi di punta a quelli di taglio, ed appena fa menzione del mandritto e del rovescio, le cui azioni non si trovano ben definite.

Testo di riferimento: Trattato di scherma: sopra un nuovo sistema di giuoco misto di scuola italiana e francese. Di Alberto Marchionni. Pubblicato da Dai Tipi Federigo Bencini, Firenze 1847.

Marcelli Francesco Antonio

(dopo aver citato Pons, de Las Torres, Moncio, Roman Francisco‎ e Marozzo)
Camillo Agrippa, fu il sesto Autore, che scrisse di Scherma, ma fu il primo che la regolasse, con le linee Mattematiche, e stampò nel medesimo anno 1536. co'l titolo. Trattato di Scientia d'Arme, & un Dialogo di detta materia. Il qual libro fu poi ristampato in Venetia, nel 1604. appresso Roberto Meglietti.

Testo di riferimento: Regole della scherma insegnate da Lelio e Titta Marcelli, scritte da Francesco Antonio Marcelli, figlio e Nipote e Maestro di scherma a Roma. Pubblicato nella stamperia di Dom. Ant. Ercole, Roma 1686.

Curiosità

Nel libro "La storia fantastica" (in originale "The Princess Bride", da cui è stato tratto l'omonimo film) di William Goldman, Inigo Montoya e l'uomo in nero duellano tra loro e, mentre combattono menzionano varie tecniche schermistiche che hanno studiato, incluse quelle dell'Agrippa.

Collegamenti esterni

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